Cos’è il coping e come funziona

20 marzo 2020

.

.

Il coping è quel insieme di processi psicologici e di attività operative attraverso le quali un soggetto affronta un evento critico. Comprende tutte le strategie cognitive e comportamentali che mirano a ridurre il rischio di probabili danni indotti da eventi stressanti e cercano di contenere le reazioni emozionali negative (Lazarus, Folkman, 1984).

L’esperienza passata fornisce un contributo fondamentale per lo sviluppo e la scelta di alcune strategie di coping piuttosto che di altre, in quanto costituisce la base per valutare l’efficacia, la validità e i costi associati alle differenti soluzioni.

Le suddette strategie differiscono tra loro a seconda dell’utilizzo di due modalità o stili:

coping centrato sul problema

l’individuo affronta direttamente le proprie emozioni e la situazione esterna che provoca stress

.

coping centrato sulle emozioni

l’individuo si dedica ad attività e pensieri distraenti che possono allontanarlo dal problema.

.

Un soggetto, che sta per mettere in atto strategie di coping, può attingere da due diversi tipi di risorse (Lazarus):

risorse socio-ecologiche: fanno riferimento a ciò di cui il contesto dispone, alle relazioni sociali sulle quali l’individuo può fare affidamento, alle risorse economiche ed alle risorse di rete e di sostegno;

risorse personali: si riferiscono alle capacità che ciascun individuo possiede per valutare, interpretare e risolvere un problema, al livello personale di autostima e di auto-efficacia, alla capacità di accettare il rischio e di identificare correttamente le risorse interne ed esterne a sé.

.

Il significato positivo o negativo attribuito ad una situazione è determinato dall’attività cognitiva di valutazione (appraisal), dalle caratteristiche personali (apprendimento, memoria e pensiero) e dalla configurazione degli stimoli ambientali (Lazarus 1980).

In sintesi, ciò che viene esperito dal soggetto è la relazione persona/ambiente

.

Il coping e il processo di appraisal, si trasformano nel tempo: dalla prima valutazione relativa alla percezione della situazione, si produce un’azione finalizzata a modificare il problema e/o l’emozione negativa; questa modifica, apportata dal soggetto, richiede una seconda valutazione dell’evento.

L’evento stesso può a sua volta modificarsi autonomamente, e di conseguenza anche la sua valutazione, lasciando spazio a ulteriori attività di coping.

.

Il coping è, dunque, un processo dinamico e complesso durante il quale l’attività del soggetto, sia psicologica che pratica, è segnata da cambiamenti fisiologici, biochimici e bioelettrici.

Nello specifico, di fronte a calamità naturali o ad eventi critici, gli esseri umani reagiscono con variabili individuali che attengono al loro sistema di conoscenze e di credenze sviluppando comportamenti più o meno funzionali.

La sindrome da stress post traumatico è probabilmente la reazione più conosciuta messa in atto dal soggetto vittima (diretta o indiretta) di un evento traumatico, anche se, all’interno di una popolazione colpita da un disastro, è molto più diffuso un peggioramento generale della qualità della vita e del rapporto con la quotidianità.

Nel tempo della normalità si dovrebbe dare spazio a percorsi informativi, educativi e formativi, rivolti alla comunità, per promuovere norme comportamentali orientate a preservare il benessere, creando e potenziando risorse e competenze.

A ragione di ciò, è molto importante saper leggere i contesti, e saper vedere dove ognuno sembra avere maggiori difficoltà nel rielaborare gli eventi e dove, invece, può attingere con maggior facilità alle proprie risorse personali.

La possibilità di sostenere e di rinforzare le risposte dei soggetti, vittime di un disastro, risiede nella capacità di saper organizzare le strategie di coping che possono fungere da cuscinetto emotivo per non fossilizzarsi in un ruolo limitante ed invalidante di vittima.

.

.

Ci soffermeremo sulle strategie di coping che, servendosi dell’umorismo, offrono a questo dolore uno spazio adeguato e rispettoso, nel quale è possibile dare contenimento e rivestire di nuovi significati l’esperienza traumatica.

Essere vittima di un disastro comporta un’esperienza di impotenza, causata dall’interruzione di una sequenza attesa di eventi in grado di determinare un bisogno psicologico e sociale spesso superiore alle risorse effettivamente possedute.

Affrontare le difficoltà attraverso una rilettura umoristica, è una strategia da sviluppare e potenziare durante i momenti successivi ad un evento traumatico, poiché consente all’individuo di sperimentare la possibilità di percepire il contrario, di sfogare la propria rabbia e di rafforzare la propria espressività.

Alan Dundes (1987), sottolinea come una fase essenziale della risposta di coping, messa in atto per difendersi dalle conseguenze di un disastro, include lo scherzare sull’evento.

A tal proposito, risulta importante essere informati del fatto che, tra le diverse strategie di coping che possono venir messe in campo per riacquistare un controllo sulla propria situazione, drammaticamente interrotta da un evento critico, l’umorismo ed un uso appropriato dell’intelligenza umoristica, possano trovare il loro spazio.

In generale, possiamo considerare l’intelligenza umoristica una dote in parte innata, ma in parte acquisibile e potenziabile, oltre che una strategia di coping tanto naturale quanto efficace.

Un particolare tratto della personalità che è stato collegato al senso dell’umorismo è quello delle persone ad alto monitoraggio, che possono essere definite dei camaleonti sociali, nel senso che hanno delle antenne estremamente sensibili che consentono loro di adattarsi nelle diverse circostanze (Snyder, 1974).

La ragione di questo nesso tra tratto della personalità e senso dell’umorismo, potrebbe essere il fatto che, grazie al loro atteggiamento, queste persone sono più sensibili di altre nel cogliere nessi e caratteristiche di certe circostanze o situazioni ambientali, e pertanto, poiché l’umorismo è un lubrificatore sociale, possono utilizzarlo per riscaldare l’ambiente, per far cadere la tensione, togliere l’imbarazzo, ecc.

La persona veramente spiritosa tende a mantenere e a coltivare queste caratteristiche, perché gli altri, con le loro risate, rinforzano la sua peculiarità.

Ziv (1986), ha proposto uno schema in grado di cogliere alcuni elementi significativi che legano la dimensione sociale (estroversione/introversione) alla dimensione emotiva (stabilità/instabilità):

.

Tratto da:

Di seguito altri articoli:

.

.

.

.

Comments are closed.