Qualità della vita ed emergenza covid-19: analisi della preoccupazione – SECONDA PARTE

7 aprile 2020

 

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In questo articolo descriveremo i dati raccolti dal fattore preoccupazione.

Si rende necessaria una premessa che inserisca il fattore preoccupazione nella definizione di stress.

I sintomi principali dello stress sono: agitazione, frustrazione e cambiamenti d’umore repentini. La sensazione di sentirsi sopraffatti, come se si stesse perdendo il controllo o se ne avvertisse un bisogno maggiore. Difficoltà a rilassarsi. Scarsa autostima, solitudine, depressione, preoccupazione costante.

Quando parliamo di stress facciamo riferimento ad una reazione fisiologica a cui tutti noi siamo sottoposti nel corso della nostra vita.

Molto spesso utilizziamo la parola stress nella sua accezione negativa: “sono particolarmente stressato a tal punto da sentirmi nervosa/o, irritata/o, o piuttosto, particolarmente stanca/o, e senza forze”. 

In realtà lo stress, come molti altri fenomeni psicofisici, è un processo che possiede una sua fluidità intrinseca che ci consente di affrontare l’evento target. Nonostante la molteplicità di compiti emotivi, cognitivi e/o sociali percepiti come eccessivi ci consente di raggiungere l’obiettivo che ci eravamo prefissati.

Il termine stress fu impiegato per la prima volta nel 1936 da Hans Selye (H.Salye. 1936). Questi lo definì come “risposta aspecifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”.

Nel modello di Selye, troviamo un processo stressogeno  che si compone di tre fasi distinte:

 fase di allarme: il soggetto segnala l’esubero di doveri e mette in moto le risorse per adempierli;

 fase di resistenza: il soggetto stabilizza la sua condizione e si adatta al nuovo tenore di richieste;

 fase di esaurimento: in questa fase si registra la caduta delle difese e la successiva comparsa di sintomi fisici,  fisiologici ed emotivi.

Sempre Selye identifica due diverse tipologie di stress: distress (stress negativo) ed eustress (stress positivo).

L’eustress rappresenta tutte quelle situazioni in cui uno o più stimoli, anche di natura diversa, allenano la capacità di adattamento psicofisico.

Il distress invece descrive quelle situazioni in cui entriamo nella fase di esaurimento.

Talvolta, i sintomi legati a questa fase perdurano anche al termine o in assenza dell’evento stressante.

Senza dimenticare l’irriducibilità delle esperienze di ogni singolo individuo, oggi, sempre più spesso parliamo di stress percepito: “la percezione di ognuno di noi di fronte a delle situazioni di vita quotidiana e la nostra reazione in risposta a questi avvenimenti, che possono essere percepiti come destabilizzanti e possono quindi creare uno stato di rischio per noi.” (Cohen et Williamsson, PSS10.1994).

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Nella valutazione dello stress e dello stress percepito, risultano fondamentali le strategie di coping ovvero, il risultato del confronto tra richieste le “esterne” e le “abilità individuali” (Edwards. 1988. Stress e Coping).

In questa prospettiva, possiamo osservare due fattori: le conseguenze relative alla salute fisica e psicologica; i  tentativi di ridurre gli effetti negativi dello stress sulla salute.

Le strategie di coping sono in grado di influenzare i fattori di stress attraverso sei canali:

  • il cambiamento di rilevanti aspetti fisici dell’individuo e dell’ambiente sociale;
  • cambiamenti di aspetti di sé e della personalità;
  • trasformando le informazioni che avevano guidato la percezione;
  • modificando la costruzione cognitiva della realtà;
  • mutando i desideri (per ridurre la discrepanza);
  • abbassando l’importanza attribuita alla discrepanza.

In una situazione di stress le alternative che un individuo può sperimentare dipenderanno dal livello di stress percepito (se basso si usano schemi già collaudati, se alto si scelgono nuove strategie), dal desiderio alla base della spinta motivazionale, dal tempo e dalle risorse disponibili, dalla fruibilità di informazioni, dalla percezione delle probabilità di efficacia delle strategie, dall’ambiguità della situazione (In-Psychology, Psicologia Applicata e formazione 2013).

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Il costrutto dello stress si dimostra un valido predittore per futuri e/o possibili stati di disagio psicofisico i quali possono variare da leggere alterazioni dell’umore, del sonno, delle abitudini alimentari, fino a cronicizzarsi in veri vissuti di distress emotivo che possono aprire la strada allo sviluppo di un Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) o a vari disturbi di natura psicopatologica quali, Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG) o disturbi di natura Depressiva DSM-5.

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INDAGINE

I risultati dell’indagine sono stati divisi in sette articoli.

In questo secondo articolo l’obiettivo è quello di indagare l’effetto delle variabili individuali sulla preoccupazione.

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Partecipanti

Hanno partecipato alla ricerca 716 soggetti, di età compresa tra 11 e 71 anni (età media= 38.64). Per la descrizione del campione e la distribuzione delle risposte si rimanda al primo articolo.

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Procedura e strumento 

Il questionario somministrato ha portato alla costruzione di tre scale sottostanti il costrutto di stress percepito: Scala preoccupazione, Scala Cambiamento e Scala Stato emotivo.

Di seguito analizziamo i risultati della scala preoccupazione, che comprende la valutazione degli item legati alla preoccupazione economica e psico-fisica, alla percezione di sentirsi al sicuro nella propria abitazione, allo stato di allerta.

Preoccuparsi significa pensare al futuro considerandone solo, o quasi, gli aspetti negativi.

La preoccupazione può sfociare in rimugino mentale il quale rischia di trasformarsi in un Disturbo d’ansia generalizzato.

Questa condizione è caratterizzata da preoccupazioni intense per la maggior parte dei giorni, dall’incapacità di controllare e gestire il proprio tempo e da sintomi psicosomatici quali ansia, faticabilità, irrequietezza, irritabilità, tensione muscolare, insonnia.

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Analisi dei dati e Risultati

Per indagare se e come le variabili individuali (genere, età, tempo libero, situazione lavorativa, percezione dell’adeguatezza dello spazio abitativo, regione in cui si sta trascorrendo la quarantena e composizione del nucleo abitativo) influenzano lo stato di preoccupazione dell’individuo, abbiamo utilizzato test statistici che ci hanno permesso di misurare la relazione tra le variabili.

I risultati suggeriscono che diverse variabili individuali hanno un impatto sullo stato di preoccupazione dell’individuo.

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Preoccupazione vs regione

I risultati mostrano che né la composizione del nucleo abitativo, ovvero convivere con persone con bisogni speciali o no, né la regione in cui si sta trascorrendo la quarantena, influenzano significativamente lo stato di preoccupazione.

Si riscontra una differenza significativa tra chi vive in regioni del nord Italia e chi vive al Centro-Italia e al sud. Le persone che vivono in regioni del nord italia descrivono una maggiore preoccupazione (vedi grafico preoccupazione vs regione).

Questo dato può essere letto alla luce del momento in cui abbiamo raccolto i dati. L’Italia si trovava di fronte una distribuzione non omogenea della pandemia con uno stato di diffusione, di gravità, di emergenza e di lutto maggiore al nord Italia, rispetto che al centro e al sud.

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Preoccupazione vs genere

Il genere risulta essere una variabile che interagisce in modo significativo sullo stato di preoccupazione. 

Le principali differenze si riscontrano tra uomini e donne: le donne ottengono punteggi di preoccupazione significativamente più alti rispetto agli uomini (vedi grafico preoccupazione vs genere).

Questo dato potrebbe essere letto indagando le differenze tra i generi rispetto all’utilizzo delle strategie di coping.

Diversi studi mettono in luce la presenza di alcune, seppur lievi, differenze di sesso nella gestione dei problemi.

Sembrerebbe infatti che le donne tendano a far fronte alle difficoltà adottando strategie di coping centrate sulle emozioni (emotion-focused) dunque strategie utilizzate per far fronte ai sentimenti di angoscia legate al problema più che al problema stesso. 

Gli uomini, tendenzialmente, utilizzano strategie di coping centrate sul problema (problem-focused) dunque si attivano per far fronte alla situazione. 

Inoltre, un altro aspetto che potrebbe spiegare questa differenza di genere, è la capacità comunicativa o espressiva ossia, la tendenza del genere femminile ad entrare in contatto ed esprime con maggiore naturalezza i propri vissuti emotivi (Steca, P. et al.2001).

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Preoccupazioni vs età 

I risultati mostrano che l’età influenza significativamente i punteggi dello stato di preoccupazione. Nello specifico, al diminuire dell’età aumenta la preoccupazione.

Per verificarne le differenze, i partecipanti sono stati suddivisi i 3 gruppi (11-23 anni; 24-40 anni; 41-74 anni).

I punteggi della scala preoccupazione del primo gruppo, sono più alti rispetto altri due gruppi (vedi grafico preoccupazione vs età).

I giovani risultano essere i più colpiti da questa situazione d’emergenza sia per quanto riguarda la preoccupazione che per quanto concerne la capacità di organizzare il proprio tempo libero.

La letteratura sui determinanti del benessere e della promozione della salute in soggetti in età evolutiva (Kvarme LG et al.2009) ha dimostrato che «chi è convinto di avere il controllo sulla situazione e sulla propria vita in generale fronteggia meglio lo stress, adottando strategie di coping più efficaci, mentre la perdita di controllo (il senso di impotenza) abbassa il morale e peggiora la salute» ( Zani B et al.1999).

In questo momento ognuno di noi ha sperimentato vissuti di impotenza legati all’emergenza. 

L’impatto di un evento ad alta valenza emotiva nei soggetti in età evolutiva determina una serie di reazioni collegate alla fase di sviluppo, alla destrutturazione della quotidianità, al disagio degli adulti che si prendono cura di loro, al cambiamento di tutto quello che era familiare (Piccardi, L. et al. 2016)

Nonostante il quotidiano e l’organizzazione del tempo dei giovani passi, perlopiù, attraverso l’uso di internet e dei social media, l’utilizzo del web non modifica gli altri consumi e le altre occupazioni del tempo libero (P.C. Rivoltella. 2006). 

Prima fra tutte la necessità di “vivere il mondo” e di conoscerlo. Questa prerogativa vale soprattutto per gli adolescenti i quali vivono quella delicatissima fase della vita nella quale avviene lo svincolo dalle figure genitoriali per iniziare il viaggio alla ricerca di sé. 

In questa fase l’adolescente inizia a prendere consapevolezza dei tratti della propria individualità, delle proprie preferenze e stabilisce i propri obiettivi. Questo processo è reso possibile dal confronto e dall’identificazione con i pari.

La crisi di identità (Erikson 1987) consente all’adolescente di superare la confusione e l’ambivalenza per lasciare spazio all’espressione e alla scoperta della propria personalità.

Oggi questo percorso è reso ancora più difficile e complesso dall’aumento della povertà, della disoccupazione, dell’emarginazione e dai processi di istituzionalizzazione che causano l’aumento del numero di giovani “senza alcuna appartenenza”, “precari”, in un sistema che li rende “provvisori” sia dal punto di vista materiale che rappresentativo.

Giovani con obiettivi sempre più sbiaditi, adolescenti che guardano gli adulti con sempre maggiore distacco aumentando l’intervallo di tempo tra l’essere e il non essere.

Sebbene ci sia molta disomogeneità nel panorama giovanile ciò che li accomuna sembrerebbe essere la ricerca e il racconto di un futuro (R. Reguillo.2013) oggi, più che mai, minato dall’isolamento sociale necessario a combattere l’epidemia da Coronavirus.

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Preoccupazione vs tempo libero

La gestione del tempo libero, che nell’articolo precedente abbiamo visto essere correlata all’età, risulta essere una variabile di impatto sulla preoccupazione. 

Nello specifico emergono differenze statisticamente significative tra chi è riuscito a gestire ed organizzare il proprio tempo libero e chi no. In particolare, questi ultimi hanno ottenuto punteggi significativamente più alti nella scala di preoccupazione (vedi grafico preoccupazione vs tempo libero).

Una giornata vuota, senza un lavoro e senza una qualsiasi attività utile, diventa, con l’andare del tempo, un ostacolo e un disagio incredibilmente grande.

La noia (sentimento o stato d’animo) può portare a impigrirsi oppure a provare “cose nuove” per divertirsi o sentirsi “occupati”. 

Da una parte può portare a fermarsi completamente, smettere di prendersi cura di tutto ciò che riguarda la propria vita, non curarsi di stessi, della casa, delle proprie relazioni.

Dall’altra porta a cercare sensazioni estreme per provare qualcosa di diverso dai quotidiani sentimenti di estrema angoscia, paura, tristezza e noia (1).

Analizziamo la situazione da un altro punto di vista. Possiamo davvero parlare di tempo libero, considerato che in questo momento siamo in una fase di costrizione? 

Potrebbe subentrare l’idea, la sensazione, di tempo vuoto.

In questo momento dobbiamo stare fermi, tutto quello che che riguarda la nostra vita sociale fuori dalle nostre case o extra lavorativa è in stand-by.

Il tempo vuoto può causare angoscia profonda, porta a rimuginare su se stessi in una prospettiva di preoccupazione globale. I pensieri non possono che essere negativi una volta innescato questo meccanismo.

In questo momento, per alcune persone, è davvero molto difficile riuscire a trovare qualcosa da fare che distragga dai pensieri, lavoro svolto egregiamente dalle vicissitudini di una vita impegnata.

Colleghi psicologi, operatori, educatori e anche alcuni conduttori televisivi propongono diverse attività, tramite video, programmi trasmessi ad hoc, consapevoli che il tempo libero, soprattutto in questo momento, non può diventare tempo vuoto. 

Il rischio è di cadere in problematiche psicologiche alimentare dallo stato di ansia, angoscia e preoccupazione. Dunque un circolo vizioso che si auto alimenta e che può essere spezzato solo dall’imposizione di attività leggere o interessanti e dal limitare in maniera ragionata e consapevole l’esposizione agli aggiornamenti sulla situazione.

E’ possibile immaginare che questo momento possa essere sfruttato per una riflessione su noi stessi, per ascoltare i nostri pensieri ma questi non devono essere confusi con lo stato di lutto, emergenza, tristezza, allarme in cui viviamo questi giorni.  

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Preoccupazione vs situazione lavorativa

La situazione lavorativa risulta essere un predittore dello stato di preoccupazione.

I risultati evidenziano che i lavoratori in ambito sanitario ottengono punteggi più alti nella preoccupazione rispetto a chi lavora attivamente in altri settori, nonostante mostrino migliori capacità di gestione del tempo libero.

Inoltre, differenze significative si riscontrano anche tra gli studenti, disoccupati, pensionati, lavoratori in attesa e i lavoratori attivi. I primi ottengono punteggi significativamente più alti rispetto a chi sta lavorando (vedi grafico preoccupazione vs lavoro).

Il risultato di queste analisi può essere letto tenendo in considerazione il ruolo chiave che il personale sanitario sta svolgendo in questo momento di emergenza.

L’esposizione costante al lutto e alla sensazione d’impotenza con turni di lavoro incalzanti, fatica fisica, oppressione psicologica e lontananza dai familiari. Questi elementi possono causare sovraccarico emotivo, esponendo questa fascia della popolazione ad una maggiore preoccupazione per il futuro (ISS. Istituto Superiore della Sanità).

Approfondiremo l’argomento burnout in maniera specifica nel quarto articolo in cui presenteremo i dati del fattore stato emotivo. 

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Preoccupazione vs percezione dell’adeguatezza dello spazio

La percezione dell’adeguatezza dello spazio abitativo risulta avere una correlazione  con lo stato di preoccupazione dell’individuo. In particolare, più la percezione dello spazio risulta adeguata, meno è presente uno stato di preoccupazione.

Abbiamo differenze statisticamente significative soprattutto tra il gruppo che ritiene che lo spazio a disposizione sia poco adeguato e il gruppo che ritiene che sia molto adeguato. I primi ottengono punteggi significativamente maggiori nella scala preoccupazione rispetto ai secondi (vedi grafico preoccupazione vs spazio).

In questo momento della nostra vita, il nostro spazio è, e deve essere, la casa in cui abitiamo. Anche per chi può o deve lavorare, non è concesso di recarsi in altri luoghi.

Percepire lo spazio in cui viviamo come poco adeguato porta a sentimenti di oppressione, soffocamento, insofferenza.

Quello che più destabilizza, da una situazione di benessere è la mancanza di spazio personale.

Lo spazio personale è un territorio privato, intimo ed esclusivo che nessuno dovrebbe invadere. Non fa riferimento solo alla componente fisica, riguarda anche l’invasione da parte di stimoli come il rumore, le emozioni che ci trasmettono altre persone, un carico eccessivo di informazioni o le costanti interruzioni nei nostri momenti di solitudine e intimità.

Abbiamo bisogno di uno spazio personale sicuro per sentirci protetti, per ridurre lo stress e concentrarci. 

Non poter disporre di intervalli di tempo da dedicare a se stessi, essere sempre sorvegliati o controllati sono una chiara invasione del proprio spazio personale.

La prossemica (scienza che studia gli effetti delle nostre interazioni nell’uso dello spazio) ci ricorda che una delle nostre maggiori fonti d’ansia è vedere che siamo sempre più “ammucchiati” (2).

Non risulta difficile immaginare quanto questa nostra necessità sia a rischio in questo momento in cui le famiglie sono costrette a vivere insieme 24 ore su 24, gli studenti non possono andare all’università, i giovani non possono andare a scuola  e i bimbi all’asilo.

Questo rende ancora più difficile sentire di avere lo spazio necessario alla nostra intimità.

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Il consiglio dei colleghi (psicologi) è quello di cercare di garantire, di garantirci il più possibile momenti di solitudine seppur nella stessa casa anche magari rinunciando alla condivisione di pranzo e cena. Parliamo di momenti molto importanti, spesso, per la tradizione della famiglia. Ma questo momento così particolare, diverso, inaspettato, chiede di mettere in discussione anche le sane abitudini che abbiamo coltivato nel tempo per riuscire ad adeguarci e a sopravvivere a questa emergenza.

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Autori

Dr.ssa Manuela Crupi – Psicologa Ordine della Toscana n. 7918 -A

Dr.ssa Chiara Di Vanni – Psicologo e Psicoterapeuta Ordine Toscana 5432

Dr.ssa Oriana Incognito – Psicologa Ordine Regione Siciliana n. 7765-A

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Bibliografia

Cohen, S., & Williamson, G. M. (1991). Stress and infectious disease in humans. Psychological Bulletin, 109(1), 5–24

Kvarme LG, Haraldstad K, Helseth S, Sørum R, Natvig GK. Associations between general self-efficacy and health-related quality of life among 12-13-year-old school children: a cross-sectional survey. Health Qual Life Outcomes 2009;7:85

Laura Piccardi, L.,  Marano,A., Geraci,M.A., Legge, E., D’Amico, S. (2016). Differenze nella scelta delle strategia di coping in preadolescenti esposti e non esposti al sisma dell’Aquila del 6 Aprile 2009. [Differences in coping strategies of preadolescents with and without exposure to the L’Aquila (Central Italy) 2009 earthquake]. Epidemiol prev 2016; 40(2): 53-58

Rivoltella, P.C. (2006). Screen Generation. Gli adolescenti e le prospettive dell’educazione nell’età dei media digitali. V&P. Vita e Pensiero. Milano.

Steca, P., Accardo, A., & Capanna, C. (2001). La misura del coping: Differenze di genere e di età [Measurement of coping: Differences in gender and age]. Giunti Organizzazioni Speciali, 235, 47–56.

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Sitografia

(1) http://www.marcotelesca.it/appunti-di-psicologia/ansia-e-stress/il-disagio-del-tempo-libero/

(2) https://lamenteemeravigliosa.it/spazio-personale-stress/

https://www.in-psychology.it/stressmodelli-teorici/

http://www.marcotelesca.it/appunti-di-psicologia/ansia-e-stress/il-disagio-del-tempo-libero/

http://psiche.altervista.org/erikson-e-la-psicologia-del-ciclo-di-vita/

http://www.cultura.va/content/cultura/it/plenarie/2013-giovani/input/reguillo.pdf

https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/sars-cov-2-gestione-stress-operatori

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Di seguito altri articoli:

 

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