Qualità della vita ed emergenza covid-19: analisi dello stato emotivo – QUARTA PARTE

9 aprile 2020

 

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L’analisi del fattore stato emotivo, di cui discuteremo in questo articolo, valuta la depressione dell’umore (pensieri e aspettative negative), l’irritabilità/irrequietezza, la sensazione di isolamento/chiusura, lo stato di affaticamento, in relazione alle variabili personali (età, genere, lavoro, regione, presenza di persone con bisogni speciali, gestione del tempo libero e percezione dell’adeguatezza dello spazio).

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Possiamo distinguere stati emotivi potenzianti come l’amore, la fede, la fiducia in se stessi da stati emotivi paralizzanti come la paura, la depressione, l’irritabilità/irrequietezza, chiusura in se stessi, affaticamento.

Non è l’evento a determinare lo stato emotivo, ma i nostri pensieri riguardo ad esso. 

“E’ la mente che fa sani o malati, che rende tristi o infelici, ricchi o poveri” (Edmund Spenser).

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Lo stato emotivo è quindi la somma delle nostre esperienze soggettive che la maggior parte delle volte si forma senza un controllo conscio.

Saper controllare questa parte inconsapevole fa la differenza nel modo in cui affrontiamo determinate situazioni.

Come possiamo gestire il nostro stato emotivo? 

Conoscere le due principali componenti dello stato mentale è fondamentale.

La prima è costituita dalle rappresentazioni interne degli avvenimenti. Queste si basano su tre sensi: ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che proviamo. Ogni evento viene rappresentato nella nostra mente in base alla nostra percezione e non alla realtà oggettiva.

La seconda componente è la fisiologia: tensione/rilassamento muscolare, postura, respirazione e tutte le funzioni biochimiche del corpo. Questi aspetti hanno un’incidenza enorme sulle sensazioni e quindi sulla gestione dello stato emotivo.

Dobbiamo imparare a riconoscere le emozioni, a descriverle per essere in grado di decidere se sono appropriate in un certo contesto e situazione oppure no. Dobbiamo, quindi, conoscere e lavorare sulla nostra Intelligenza Emotiva (1).

Lo stato emotivo è uno dei tre aspetti che compongono la nostra vita affettiva: emozioni, sentimenti e passioni, stato emotivo.

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Questi fattori interagiscono con la volontà e l’Intelligenza.

Negli ultimi decenni è cambiato il modo di definire intelligenza, sviluppo e realizzazione alla luce del concetto di Intelligenza Emotiva.

L’intelligenza emotiva è la capacità di riconoscere, discriminare, identificare, etichettare e conseguentemente gestire le nostre emozioni e quelle degli altri allo scopo di raggiungere determinati obiettivi.

Goleman (1996-1996) descrive l’Intelligenza Emotiva come caratterizzata da:

  • consapevolezza di sé: capacità di riconoscere le proprie emozioni e i propri punti di forza, così come i propri limiti e le proprie debolezze; comprende, inoltre, la capacità di intuire come queste caratteristiche personali sono in grado di influenzare gli altri;
  • autoregolazione: descrive la capacità di gestire i propri punti di forza, emozioni e debolezze, adattandoli alle diverse situazioni che possono presentarsi, allo scopo di raggiungere fini e obiettivi;
  • abilità sociale: consiste nella capacità di gestire le relazioni con le persone allo scopo di “indirizzarle” verso il raggiungimento di un determinato obiettivo;
  • motivazione: è la capacità di riconoscere i pensieri negativi e di trasformarli in pensieri positivi che siano in grado di motivare sé stessi e gli altri;
  • empatia: è la capacità di comprendere appieno e addirittura percepire e sentire lo stato d’animo delle altre persone.

A ciascuna delle suddette caratteristiche appartengono diverse competenze emotive, intese come le abilità pratiche dell’individuo necessarie all’instaurazione di relazioni positive con gli altri.

Tali competenze non sono innate ma possono essere apprese, sviluppate e migliorate al fine di raggiungere prestazioni lavorative e di leadership importanti (2).

Possiamo immaginare la nostra vita affettiva come un continuum di stati, alla base, dopo un evento attivante (ambientale o interno alla persona), c’è l’emozione della paura che corrisponde ad una reazione fisiologica, istintiva, di trasalimento (una reazione di arousal-attivazione dell’amigdala).

Proseguendo poi nel continuum si incontrano quei vissuti emozionali in cui c’è maggiore attività cognitiva, più o meno conscia, che contribuisce alla fisionomia dello stato emotivo. Un complesso di condizioni emozionali di fondo ed emozioni cognitive superiori: tristezza, ansia, collera, rancore, gelosia, soddisfazione, gioia (Griffiths, 2004).

In psicologia esistono diverse classificazioni delle emozioni. Una delle più famose è sicuramente quella di Ekman e Friesen che identifica sei emozioni primarie innate e transculturali: gioia, paura, rabbia, tristezza, sorpresa e disgusto.

Un’altra classificazione è il famoso fiore delle emozioni. Si tratta di uno schema grafico delle emozioni elaborato dallo studioso Plutchik nel 1980, all’interno della sua teoria psico-evoluzionistica delle emozioni, che identifica otto emozioni primarie (3).

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Tra emozioni e stato emotivo c’è anche una differenza di intensità di reazione e di quantità/qualità di controllo cognitivo rispetto all’eventuale distorsione di valutazione, aspettativa, attribuzione (Ciceri, 2001).

In questo processo di generazione del nostro stato emotivo è molto importante l’influenza dell’autostima, del temperamento e della storia personale.

Confinanti con lo stato emotivo ci sono i sentimenti e le passioni. A questo livello di vita affettiva si introduce l’elemento cognitivo-motivazionale dei valori. I sentimenti e le passioni sono intrisi di una quantità maggiore di elaborazione cognitiva che prevede il coinvolgimento della dimensione valoriale e motivazionale telos (fine a cui tendo) o del logos (senso) che attribuiamo alle azioni (Viktor Frankl). 

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Su queste basi teoriche, abbiamo indagato circa la qualità dello stato emotivo. 

In questo momento di emergenza, in che modo l’emozione della paura interagisce con l’attività cognitiva (percezione di isolamento e restrizioni) e come questa influenza il nostro stato emotivo?

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INDAGINE

I risultati dell’indagine sono stati divisi in sette articoli.

In questo quarto articolo indagheremo l’effetto delle variabili individuali sul fattore stato emotivo.

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Partecipanti

Hanno partecipato alla ricerca 716 soggetti, di età compresa tra 11 e 71 anni (età media= 38.64). Per la descrizione del campione e la distribuzione delle risposte si rimanda al primo articolo.

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Procedura e strumento 

Il questionario somministrato ha portato alla costruzione di tre scale sottostanti il costrutto di stress percepito: Scala Preoccupazione, Scala Cambiamento e Scala Stato emotivo.

Di seguito analizziamo i risultati della scala Stato Emotivo che valuta la depressione dell’umore, l’irritabilità/irrequietezza, la sensazione di isolamento/chiusura, lo stato di affaticamento, in relazione alle variabili personali (età, genere, situazione lavorativa, regione, nucleo abitativo, tempo libero, spazio abitativo).

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Risultati e discussioni

Nel presente lavoro abbiamo voluto valutare come, in questo momento, le variabili individuali influenzano lo stato emotivo.

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Punteggi alti nella scala Stato Emotivo indicano uno stato peggiore di malessere.

I risultati mostrano che le variabili individuali hanno un impatto significativo sullo stato emotivo, eccetto per la presenza nel nucleo abitativo di persone con bisogni speciali (dato che discuteremo negli articoli VI e VII).

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Stato emotivo vs tempo libero

La capacità di gestire il tempo libero risulta, ancora una volta, un fattore influente. Nello specifico, le analisi mostrano che chi ha più difficoltà a gestire ed organizzare il proprio tempo libero riporta punteggi significativamente più alti rispetto a chi afferma di riuscire a gestirlo (vedi grafico stato emotivo vs tempo libero).

Quando parliamo di Intelligenza Emotiva in termini di capacità di riconoscere, discriminare, identificare e gestire le nostre emozioni, sotto intendiamo la necessità di avere del tempo per dedicarsi a questo processo (come gestire le emozioni, la tecnica della ruota).

Purtroppo non è sufficiente avere del tempo libero ma è necessario riuscire a strutturare il tempo a nostra disposizione ricavando momenti di distrazione e di intimità.

Il consiglio per riuscire a gestire il tempo a nostra disposizione è quello di definire le priorità al fine di essere consapevoli di quali sono le attività alle quali dedicare più tempo o alle quali dare la precedenza.

E’ utile scrivere una lista, magari divisa in diverse aree (personale, intimità/auto analisi, lavoro/studio, hobby). Questo può aiutare a capire se stiamo utilizzando il tempo in attività prioritarie oppure se non riusciamo a farlo (alimentando la sensazione di noia)

Nella vita personale, le attività prioritarie sono quelle che ci rendono felici, ci fanno stare bene (yoga, leggere, guardare un film, seguire una serie). Qualunque esse siano, ogni giorno dovremmo ritagliarci uno spazio per dedicarci ad esse (4).

Fare una lista può anche aiutarci a visualizzare le attività a cui siamo costretti a rinunciare lasciando emergere quelle invece che sono possibili.

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Stato emotivo vs genere

I risultati mostrano che il genere è un predittore dello stato emotivo. In particolare, risulta che le donne ottengano punteggi significativamente più alti rispetto agli uomini (vedi grafico stato emotivo vs genere).

Diversi studi mettono in luce differenze di sesso nella gestione dei problemi.

Le donne tendano a far fronte alle difficoltà adottando strategie di coping centrate sulle emozioni (emotion-focused) dunque strategie utilizzate per far fronte ai sentimenti di angoscia legate al problema più che al problema stesso. 

Gli uomini, tendenzialmente, utilizzano strategie di coping centrate sul problema (problem-focused) dunque si attivano per far fronte alla situazione. 

Inoltre, le fasi del ciclo mestruale condizionano l’umore e il comportamento. Durante le mestruazioni, ad esempio, il calo di estrogeni si ripercuote sull’eccitabilità del sistema nervoso. Aumentano, inoltre, i livelli di alcuni neurotrasmettitori come le encefaline, le endorfine e la serotonina (5).

La Dottoressa Stefania Piloni (ginecologa esperta in medicina naturale) spiega come sia probabile che, con l’obbligo tassativo di restare in casa, la sindrome premestruale possa presentarsi in maniera più intensa. Questa situazione può portare a due tipi di conseguenze diverse sul ciclo, a seconda di come si reagisce all’allarme e all’ansia generati dall’emergenza. C’è infatti chi opta per una risposta creativa, e quindi decide di utilizzare il distanziamento sociale come un’opportunità per spingere su altro. Per esempio, lo vive come del tempo ritrovato per sé: per mangiare meglio, per fare yoga da sola, per ascoltare musica, per fare insomma tutto ciò che di solito non riesce a fare. E chi invece traduce il senso di pericolo in ansia. L’ansia fa aumentare la produzione di cortisolo, un ormone secreto dalle ghiandole surrenali che è strettamente legato alle ovaie. Una delle conseguenze, in questo caso, può essere il cosiddetto ciclo a spotting, che si manifesta con delle piccole perdite ematiche prolungate anche per più giorni delle mestruazioni normali. Un fenomeno dovuto al parallelo aumento di produzione della prolattina. Se poi a un certo punto si innesca una distensione può darsi che il flusso si normalizzi oppure che parta in maniera più importante del solito, quasi emorragica. O ancora, che invece si arresti fino alla prossima mestruazione. Il primo consiglio dell’esperta è quello di dormire bene. Non andare a letto dopo mezzanotte e puntare la sveglia. Avere dei cicli di sonno/veglia regolari mantiene in equilibrio la melatonina che permette di avere un sonno profondo e ristoratore. Dormire è un ottimo antistress in quanto rigenera le cellule e mantiene più stabile il sistema nervoso (5).

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Stato emotivo vs regione

Dai risultati si evince che la regione di attuale domicilio, quella in cui si sta trascorrendo la quarantena, ha un peso nella valutazione del proprio stato emotivo. Nello specifico, come si può vedere dal grafico, è evidente che chi sta vivendo in regioni del nord ottiene punteggi significativamente più alti rispetto sia a chi vive al centro Italia che rispetto a chi vive al sud e/o isole.

Questo dato può essere letto alla luce del momento in cui abbiamo raccolto i dati. L’Italia si trovava di fronte una distribuzione non omogenea della pandemia con uno stato di diffusione, di gravità, di emergenza e di lutto maggiore al nord Italia, rispetto che al centro e al sud.

Di conseguenza possiamo immaginare come vivendo un periodo stressante ed emotivamente pressante, il nostro stato motivo venga influenzato in maniera negativa.

Essere nell’occhio del ciclone, essere nel fulcro del disastro, più soggetti al rischio, più esposti al lutto, lavorare in massima emergenza, ci segna più profondamente.

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Stato emotivo vs età

Abbiamo suddiviso il campione in 3 fasce d’età: 11-23 anni, 24-40 anni e 41-74 anni. 

Risulta che l’età sia uno dei più forti predittori delle variabili finora studiate. Ancora una volta, i più giovani ottengono punteggi significativamente più alti (vedi grafico stato emotivo vs età).

I giovani risultano essere i più colpiti da questa situazione d’emergenza sia per quanto riguarda la preoccupazione, la capacità di organizzare il tempo libero e il mantenimento di un ottimale stato emotivo.

La letteratura sui determinanti del benessere di soggetti in età evolutiva, ha dimostrato che “chi è convinto di avere il controllo sulla situazione e sulla propria vita in generale fronteggia meglio lo stress, adottando strategie di coping più efficaci, mentre la perdita di controllo (il senso di impotenza) abbassa il morale e peggiora la salute” (Zani B et al.1999).

In questo momento ognuno di noi ha sperimentato vissuti di impotenza legati all’emergenza. 

L’impatto di un evento ad alta valenza emotiva in soggetti in età evolutiva determina una serie di reazioni collegate alla fase di sviluppo, alla destrutturazione della quotidianità, al disagio degli adulti che si prendono cura di loro, al cambiamento di tutto quello che era familiare (Piccardi, L. et al. 2016)

Sebbene ci sia molta disomogeneità nel panorama giovanile ciò che accomuna sembrerebbe essere la ricerca e il racconto di un futuro (R. Reguillo.2013) oggi, più che mai, minato dall’isolamento sociale e dall’alterazione dello stato emotivo conseguenti alla necessità di sopravvivere all’epidemia da Coronavirus.

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Stato emotivo vs percezione dello spazio

La percezione dell’adeguatezza dello spazio abitativo influenza lo stato emotivo. In particolare, chi percepisce lo spazio adeguato, riporta punteggi significativamente più bassi nella scala stato emotivo (vedi grafico stato emotivo vs spazio).

In questo momento della nostra vita, il nostro spazio è, e deve essere, la casa in cui abitiamo. Anche per chi può o deve lavorare, non è concesso di recarsi in altri luoghi.

Percepire lo spazio in cui viviamo come poco adeguato porta a sentimenti di oppressione, soffocamento, insofferenza.

Quello che più destabilizza, da una situazione di benessere è la mancanza di spazio personale.

Lo spazio personale è un territorio privato, intimo ed esclusivo. Abbiamo bisogno di uno spazio personale sicuro per sentirci protetti, per ridurre lo stress e gestire il nostro stato emotivo. 

Non risulta difficile immaginare quanto questa nostra necessità sia a rischio in questo momento in cui le famiglie sono costrette a vivere insieme 24 ore su 24, gli studenti non possono andare all’università, i giovani non possono andare a scuola  e i bimbi all’asilo.

Questo rende ancora più difficile sentire di avere lo spazio necessario ad un’auto analisi necessaria a riconoscere, discriminare, identificare e conseguentemente gestire le nostre emozioni .

Il consiglio dei colleghi (psicologi) è quello di cercare salvaguardare il più possibile momenti di solitudine, seppur nella stessa casa, anche magari rinunciando alla condivisione di pranzo e cena. Parliamo di momenti molto importanti, spesso, per la tradizione della famiglia. Ma questo momento così particolare, diverso, inaspettato, chiede di mettere in discussione anche le sane abitudini che abbiamo coltivato nel tempo per riuscire ad adeguarci e a sopravvivere a questa emergenza.

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Stato emotivo vs situazione lavorativa

Infine, la situazione lavorativa mostra che gli studenti, disoccupati, pensionati e chi attende di riprendere il lavoro riportano un livello di stato emotivo maggiore rispetto agli altri gruppi, ma in modo significativo soprattutto dei lavoratori attivi in altri settori non sanitari (vedi grafico stato emotivo vs lavoro).

E’ ragionevole pensare che lo stato di emergenza odierno, vada a sommarsi e ad amplificare il preesistente stato socio-economico preoccupante determinato dall’aumento della povertà, della disoccupazione, dell’emarginazione che causano l’aumento di persone senza alcuna appartenenza, precari, in un sistema che ci rende provvisori sia dal punto di vista materiale che rappresentativo.

Quindi, solitudine, precarietà e incertezza economica aggravano significativamente il nostro stato emotivo, oggi più che mai.

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Autori

Dr.ssa Chiara Di Vanni – Psicologo e Psicoterapeuta Ordine Toscana 5432

Dr.ssa Oriana Incognito – Psicologa Ordine Regione Siciliana n. 7765-A

Dr.ssa Manuela Crupi – Psicologa Ordine della Toscana n. 7918 -A

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Bibliografi

Goleman, G., 2011. Intelligenza Emotiva. Che cos’è e come può renderci felici. Rizzoli

Lo Iacono, A., Sonnino, R. 2008. Respirando le emozioni. Psicofisiologia del Benessere. Armando Editore

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Sitografia

(1)https://www.lucanovello.it/stato-emotivo-come-gestirlo-e-migliorarlo/

(2)https://www.my-personaltrainer.it/benessere/intelligenza-emotiva.html 

(3)https://www.ipermind.com/elenco-emozioni/

(4)http://www.nomadidigitali.it/lavoro-e-opportunita/come-ottimizzare-il-tempo-ed-essere-piu-organizzati/

(5)https://lamenteemeravigliosa.it/fasi-del-ciclo-cambiamenti-emotivi/

(6)https://thepowderoom.it/2020/03/30/ciclo-coronavirus-ginecologa/

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Di seguito altri articoli:

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