Il lutto non celebrato

26 aprile 2020

.

Una delle tragedie principali che sta caratterizzando questo periodo è la quantità di persone che hanno perso la vita a causa del contagio da coronavirus.

Ad aggravare la situazione si somma il fatto, probabilmente per la prima volta nella nostra storia, di non poter celebrare (non per forza in forma religiosa), vedere, salutare la persona in fin di vita e neanche dopo il suo decesso.

Questo fa parte delle esperienze di lutto con “scomparsa” ed è un’aggravante traumatizzante che ostacola pericolosamente la possibilità di gestire le fasi del lutto.

Le fasi del lutto sono 5:  negazione, rabbia, elaborazione, depressione e accettazione. 

Non seguono per forza un la sequenza così come elencata ma prevede necessariamente l’attraversamento di tutti e cinque le fasi per poter arrivare alla consapevolezza e all’accettazione che non vedremo mai più la persona a noi cara.

Privatizzare il dolore va contrastato con l’invito alla condivisione.

Con le famiglie in lutto la razionalizzazione è controproducente, il carico di chi interagisce con loro deve essere necessariamente emotivo.

Sono errori: non usare la parola morte, non piangere, negare, non rispettare il diniego della famiglia ovvero la nebbia che attutisce e temporaneamente impedisce l’urto frontale con il dolore.

Non basta l’espressione del dolore per superare la perdita e non bisogna sottovalutare l’importanza dei riti funebri. A causa di questo possono strutturarsi casi franchi di psicopatologia.

In questo momento delle nostre vite possiamo parlare di lutto complicato perché i familiari in lutto non hanno potuto salutare il congiunto amato né partecipare al rito funebre.

Il lutto complicato sabota le strategie e le capacità di coping.

E’ necessario dare spazio alla sofferenza, accettare le forti reazioni emotive che sentiamo e osserviamo dei nostri congiunti oltre a dare spazio al rituale di saluto. Quindi un rituale postumo che si può eseguire in diversi modi.

Ognuno di noi dovrà trovare il rituale in grado di sopperire la mancanza della celebrazione del funerale. Per esempio, andare in un vivaio e scegliere una pianta sempre verde da curare nel ricordo della persona scomparsa oppure seppellire oggetti del defunto accompagnato da una lettera dedicata alla persona scomparsa, da leggere a voce alta e seppellire insieme agli oggetti oppure bruciare (quello che ci da maggiormente la sensazione di essere ascoltati).

Per i bambini, possono aiutare racconti metaforici costruiti con la famiglia (esempio).

E’ giusto che anche i bambini vivano le emozioni legate al lutto.

I bambini vanno aiutati a capire cosa sta accadendo e accompagnati nell’elaborazione del lutto. Pianto, disperazione, tristezza, negazione della morte sono le reazioni più comuni. Sono le stesse che provano gli adulti ed è importante che i bambini sappiano che quello che provano è giusto e sensato.

Talvolta possono manifestarsi reazioni molto diverse, anche inaspettate, che possono preoccupare: rabbia nei confronti della persona morta, protesta, sensi di colpa e colpevolizzazione, paura, senso di abbandono, somatizzazione.

E’ importante che gli adulti di riferimento stimolino il bambino a raccontare e descrivere quello che prova e che lo ascoltino per tutto il tempo che sarà necessario.

Qualsiasi reazione va compresa e non ignorata né banalizzata, perché è una parte necessaria all’elaborazione del lutto. Tutti i vissuti vanno inseriti in una sfera di normalità e comprensione. Solo vivendo fino in fondo le emozioni, anche le più negative, può avvenire l’elaborazione del lutto.

Spiegare ai bambini che la persona non è morta per colpa loro, ma perché è accaduto qualcosa indipendente dalla sua volontà.

I bambini non hanno bisogno di essere protetti dalla verità, ma hanno bisogno di sapere di potersi fidare di quello che viene detto loro dagli adulti e di conoscere la verità.

Comments are closed.