Bambini vs Covid-19 PRIMA PARTE

10 maggio 2020

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Il questionario

Dal 27 al 02 maggio 2020 è stato diffuso (tramite WhatsApp e Facebook) il questionario di autovalutazione Bambini VS Covid-19. L’obiettivo è stato quello di raccogliere informazioni utili a strutturare interventi o consigli concreti di prevenzione e sostegno per i bambini (da 1 a 12 anni). Abbiamo avuto l’impressione che questa fascia di età (oltre alla preoccupazione dei genitori e caregivers) non sia stata presa in considerazione nella maniera dovuta, nonostante fortemente colpita dalla reclusione in riferimento alla loro delicata fase di vita. Il questionario si compone di 4 domande per la raccolta dei dati biografici, 6 domande che chiedono di valutare lo stato di salute dei propri figli, due domande aperte.
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Descrizione del campione

Sono stati raccolti 219 questionari. Il 98% delle persone che hanno risposto al questionario sono mamme, 3 papà e una nonna.
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Il cambiamento nei bambini.

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Solo il 9% delle risposte indica ​nessun cambiamento preoccupante nel comportamento dei bambini​ insieme a ​sono​ ​felici di stare a casa con i genitori​.

Dobbiamo preoccuparci di questo dato?

Cosa sta succedendo ai bambini?

Il processo di crescita è legato alla crescita fisica e psicologica nell’ambiente sociale e si compie nel periodo che va dalla nascita ai 18 anni. In questo periodo la personalità acquista autonomia e maturazione, nella comprensione della partecipazione affettiva e di socializzazione.

Possiamo distinguere cinque fasi: 0-2 anni (prima infanzia); 2-6 anni (seconda infanzia); 6-10 anni (fanciullezza); 10-14 anni (preadolescenza). Il passaggio da una fase all’altra implica spesso un periodo di crisi, che è fondamentale per adattare la propria visione del mondo alla maggiore complessità della vita interiore.
L’evoluzione del bambino è in stretto rapporto con l’ambiente che lo circonda. Le strutture mentali del bambino, inizialmente semplici e legate all’azione, diventano più complesse.

Questo processo si realizza grazie a due fondamentali meccanismi: l’assimilazione (il bambino incorpora nelle sue strutture mentali le informazioni del mondo esterno) e l’accomodamento (il bambino rinnova gli schemi conoscitivi preesistenti attraverso la rielaborazione del materiale acquisito). Questa attività si ripete ogni volta che il bambino si trova ad affrontare situazioni nuove.

Inoltre, ​la relazione con le figure genitoriali dell’infanzia condiziona e determina il modello di attaccamento, ossia la predisposizione a livello cognitivo, ​dell’umore e del comportamento.

Dunque, i bambini, sentono l’apprensione dei genitori che attiva il processo di assimilazione e accomodamento per lo stato emotivo.
Sicuramente i bambini saranno segnati profondamente da questo periodo che avviene in un momento di formazione psicologica fondamentale. Ma il cambiamento non deve essere necessariamente preoccupante.

Se al momento sono evidenti manifestazioni di irritabilità, rabbia, capricci, questi sono da considerarsi alla stregua del periodo di crisi che caratterizza il passaggio ad una fase successiva del processo di crescita.

Reazioni di ansia, tristezza, preoccupazione, agorafobia vanno accolte e inserite in un contesto di normalità.

Se è vero che non hanno a disposizione esperienze pregresse per gestire un trauma (quale il confinamento nella propria casa) è anche vero che il loro sistema neuronale è più flessibile perché in costruzione.

Così come il virus stesso viene diversamente gestito dal corpo ancora in formazione (nel caso del covid-19 in maniera positiva, non letale come per l’adulto) anche il trauma ha effetti differenti in una mente in formazione.

E’ molto importante che famiglia e istituzione scolastica forniscano lo stesso tipo di informazioni circa la situazione attuale.
La plasticità insita nel percorso di crescita risulta utile soprattutto nella fase di ritorno alla normalità. I bambini saranno entusiasti e positivamente colpiti dall’emozione di poter incontrare familiari e amici.

I sentimenti positivi hanno un effetto più profondo e significativo rispetto a quelli negativi.

I ​pensieri negativi​, in questa seconda fase, potrebbero alimentarsi della “sindrome della capanna”.

Secondo la Società italiana di psichiatria (Sip), sarebbero oltre un milione gli italiani colpiti dalla paura di uscire da casa che, “in individui predisposti aumenta il rischio di sviluppare psicopatologie e disturbi dell’adattamento”. Quindi è importantissimo affiancare i bambini in modo attento in questa fase di reinserimento nel mondo esterno.

I bambini che dovessero manifestare disagio fuori casa, vanno esposti gradualmente, accompagnati e tranquillizzati. E’ normale sentirsi in pericolo fuori casa perché, per convincerci a restarci, abbiamo dovuto immagazzinare questa informazione.

Come se avessimo avuto un incidente stradale, non è semplice o indifferente riuscire a metterci nuovamente al volante. Anche in questo caso l’adulto può attingere a esperienze pregresse, a strategie di coping funzionate in passato.

Il bambino si trova alla sua prima esperienza e in questo specifico caso ha il vantaggio di non essere da solo. Tutti viviamo lo stesso disagio, non può essere nascosto.

I genitori, caregivers e istituzioni scolastiche hanno l’opportunità di agevolare, accompagnare e sostenere i bambini nell’affrontare il loro primo grande trauma.

E’ importante esprimersi esponendo la pura verità, anche in riferimento alle nostre emozioni. Atteniamoci alle fonti ufficiali, alle indicazioni per poter uscire in sicurezza e facciamo sentire la nostra vicinanza emotiva ai bambini.

Non sono soli, i momenti di difficoltà e cambiamento fanno parte della vita, riusciremo a superarlo insieme.

Perché il 12% dei genitori evidenzia cambiamenti nel ​sonno​ del proprio bambino?
Le motivazioni possono essere due, intersecate tra loro. Una riguarda il corpo e una la mente.

Uscendo meno dalla propria abitazione e limitando le attività a quelle in casa (per chi ha la fortuna anche in uno spazio esterno) viene esclusa l’attività di ​gioco con i coetanei e le eventuali attività di sport(pensiamo anche alle attività in acqua per i più piccoli).

Il corpo quindi è sottoposto a minore sollecitazione e avverte prima la sensazione di essersi ristorato con il sonno.

Per lo stesso motivo è possibile che i bambini percepiscano meno il ​senso della fame ricercando, piuttosto, alimenti dolci (o mangiando più del solito) alla ricerca della sensazione di piacere.

Mentre dormiamo il nostro inconscio ordina le immagini, le esperienze, le emozioni esperite durante la giornata. L’inconscio apprende tutto quello con cui siamo entrati in contatto, è come una spugna o meglio come la carta adesiva, che apprende tutto quello che ci circonda.

L’attenzione seleziona le informazioni durante il nostro stato di veglia, l’inconscio le archivia durante lo stato di sonno. E’ probabile, quindi, che le informazioni e soprattutto le sensazioni, emozioni di fronte le quali si trova la nostra mente durante la notte, siano ansiogene in questo momento e minate dalla mancanza di sicurezza. Questo porta a un sogno inquieto che può svegliarci prima di quanto programmato.

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Le risposte a queste domanda evidenziano, come principale mancanza lamentata dai bambini, quella del contatto con l’altro (maestre, famiglia, amici).

Instaurare relazioni con altre persone è uno dei compiti, quindi dei bisogni, più vitali dell’infanzia ed è anche uno dei primi a comparire.

Le relazioni costituiscono un aspetto fondamentale per comprendere le dinamiche personali e comportamentali. Esse forniscono il contesto in cui si sviluppano tutte le funzioni psicologiche.

Il bambino fa le sue prime incursioni nel mondo esterno, acquisisce mezzi di comunicazione e, con il tempo, sviluppa modalità di considerare se stesso in relazione al mondo.

Le relazioni implicano la continuità nel tempo, mentre le interazioni sono un fenomeno circoscritto al qui e ora.

Lo sviluppo sociale è influenzato da ​relazioni di tipo verticale (con i genitori) e di tipo orizzontale (con il gruppo dei pari). In maniera differente, ciascuna di queste relazioni consente al bambino di acquisire le abilità che gli consentiranno di imparare a stare con gli altri nel mondo.

Allo sviluppo sociale dei bambini concorrono in maniera ugualmente importante il rapporto con i genitori, la propria famiglia e il rapporto che con il gruppo dei pari.

Rispetto alle ​interazioni con i pari, una delle più importanti funzioni è data dal fatto che il gruppo dei pari fornisce una fonte di informazioni sul mondo, esterna alla famiglia. E’ l’unico modo per ricevere feedback sulle proprie capacità valutando se quello che facciamo è migliore o peggiore di ciò che i nostri coetanei fanno.

Sin dalla prima fanciullezza i bambini formano spontaneamente gruppi di amici e generalmente queste nuove formazioni sono omogenee per quanto riguarda età e sesso. Il gruppo permette l’interazione relazionale con altri coetanei e consente lo sviluppo del senso di appartenenza.

Durante la preadolescenza è fondamentale sentirsi accettati dal gruppo dei coetanei.

Secondo Rubin, sentirsi apprezzati dagli altri e percepire di essere riconosciuti dai propri simili genera il senso di affermazione personale.

Dunque, che la principale mancanza lamentata dai bambini, sia quella in riferimento alle relazioni e interazioni, è un buon segno.

La scala dei bisogni dei bambini, in questo momento, mette in evidenza quello di cui effettivamente la loro fascia di età ha bisogno. Questo purtroppo coincide con la principale mancanza a cui tutti siamo sottoposti in questo momento ma la cosa positiva è che due mesi di lontananza non possono bloccare il percorso evolutivo di crescita o danneggiare la psiche.

I bambini sono stati con i genitori e/o caregivers, probabilmente hanno visto i nonni on-line, adesso possono incontrare i congiunti e poi sarà il momento degli amici. Per cui, anche in questo caso, se ben sostenuti in questa fase, l’elaborazione delle emozioni esperite nell’emergenza potrebbe essere di aiuto allo sviluppo della capacità di gestione della mancanza, della frustrazione, la capacità di attesa e la pazienza, che sono fondamentali per l’equilibrio psicologico nell’adulto.
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Valuteremo i dati in riferimento alla ​istruzione​ nel prossimo articolo che analizza la valutazione delle lezioni on line

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Autori: Chiara Di VanniMarzia BartalucciChiara Paoli

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