Bambini VS Covid-19 SECONDA PARTE

14 maggio 2020

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Il questionario

Dal 27 al 02 maggio 2020 è stato diffuso (tramite WhatsApp e Facebook) il questionario di autovalutazione Bambini VS Covid-19.

L’obiettivo è stato quello di raccogliere informazioni utili a strutturare interventi o consigli concreti di prevenzione e sostegno per i bambini (da 1 a 12 anni).

Abbiamo avuto l’impressione che questa fascia di età (oltre alla preoccupazione dei genitori e caregivers) non sia stata presa in considerazione nella maniera dovuta, nonostante fortemente colpita dalla reclusione in riferimento alla loro delicata fase di vita.

Il questionario si compone di 4 domande per la raccolta dei dati biografici, 6 domande che chiedono di valutare lo stato di salute dei propri figli, due domande aperte.
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Descrizione del campione

Sono stati raccolti 219 questionari.

Il 98% delle persone che hanno risposto al questionario sono mamme, 3 papà e una nonna.


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Gli ausili a disposizione in questo periodo

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“Come valuti le lezioni on line?” 

Il 45,6% ha risposto  che ha avuto un’esperienza negativa in merito alle lezioni on line, mentre soltanto il 20% dichiara di aver avuto un’esperienza positiva.

Come mai molti non si sono trovati bene con la didattica a distanza?

Per quale motivo ci possono essere state delle difficoltà?

Per poter rispondere a questi quesiti è utile fare una breve panoramica di quello che concerne la didattica a distanza, che in questo preciso periodo storico ci riguarda molto da vicino.

Dagli inizi di Marzo siamo entrati in modalità “emergenza” e di conseguenza le scuole di tutta Italia hanno chiuso. Improvvisamente tutti i bambini e i ragazzi si sono trovati in una sorta di “vacanza” forzata e inizialmente la cosa magari è stata pure di sollievo. 

Le settimane sono passate e la data di riapertura delle scuole continua a slittare, rendendo così ufficialmente la scuola un’esperienza “virtuale”.

Tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado si sono trovati a dover trasformare quello che avviene in classe in video, presentazioni power point e schede caricate sul registro elettronico.

Lentamente siamo passati da un’iniziale “euforia” a frustrazione, rabbia e malinconia.

Che cosa c’è alla base di questa insoddisfazione?

Molti studenti riportano la difficoltà nel restare concentrati di fronte al PC, mentre si trovano da soli, magari nella loro stanza o comunque nel loro ambiente familiare che non è la propria aula di scuola.

D’altro canto i genitori si sono trovati a rivestire le veci degli insegnanti, cercando di essere pronti a reperire il materiale necessario per la didattica a distanza, spronando i figli a seguire le lezioni e sicuramente a spiegare ai figli che adesso è consentito stare per molto tempo davanti a un PC o un Tablet, dato che fino a un paio di mesi fa i suddetti strumenti erano demonizzati nell’arco della giornata.

L’unione di questi fattori ha sicuramente generato frustrazione e poca tolleranza verso le lezioni on line.

Un altro aspetto rilevante, da non dimenticare che, scaturisce dall’uso della tecnologia, è che l’eccessiva permanenza davanti ad uno schermo determina dipendenza e sviluppa un comportamento aggressivo e/o passivo a seconda dell’alunno. Inoltre, le difficoltà che possono essere riscontrate con la DAD (Didattica a Distanza) possono riguardare l’aspetto Tempo, il Carico Cognitivo, gli studenti con DSA (Disturbo Specifico dell’Apprendimento), l’Organizzazione e l’aspetto Valutazione. 

Per quanto riguarda l’aspetto tempo, le difficoltà si riferiscono al ritmo delle lezioni on line unite alla difficoltà dello studente di restare concentrato davanti a uno schermo e la fatica a interagire con il docente e i compagni, dal momento che durante le lezioni on line si va a perdere tutta la parte del comportamento non verbale, mimica facciale, sorrisi, gesti, tono di voce che sono fondamentali nell’interazione classe. 

La didattica a distanza, alle volte, viene interpretata come una mera assegnazione dei compiti e di pagine da studiare, gravando in questo modo sul carico cognitivo degli studenti che hanno difficoltà a gestire in autonomia alcuni argomenti nuovi, senza la relativa spiegazione. Inoltre, svolgere i compiti senza agganci cognitivi chiari porta i genitori a investire il ruolo di “insegnante”, il che può portare a dei conflitti nel rapporto genitore figlio. 

Gli studenti con DSA sono stati definiti dal ministero “ragazzi che hanno dimestichezza con la tecnologia”, questo però non rispecchia la realtà, che è fatta da mille sfaccettature che vanno dall’accettazione dello strumento, alla gravità del disturbo, alla possibilità di avere un pc o tablet.

Non si può generalizzare e minimizzare il problema di un alunno con DSA che si trova a dover seguire spiegazioni o a ricevere compiti da svolgere in modalità virtuale.

Nell’organizzazione di una didattica a distanza ogni scuola di ordine e grado deve porre molta attenzione a quali e quante piattaforme, spazi di archiviazione e strumenti di coinvolgimento e gestione vuole utilizzare. Se già seguire le lezioni on line ha un forte carico cognitivo, pensiamo a quanto questo possa essere amplificato con una cattiva organizzazione delle piattaforme e degli strumenti utilizzati. 

Infine, ma non meno importante, l’aspetto Valutazione, tema tra i più dibattuti. La nota descrive in questo modo il rapporto tra lezioni virtuali e valutazione:

“Se è vero che deve realizzarsi attività didattica a distanza, perché diversamente verrebbe meno la ragione sociale della scuola stessa, come costituzionalmente prevista, è altrettanto necessario che si proceda ad attività di valutazione costanti, secondo i principi di tempestività e trasparenza che, ai sensi della normativa vigente, ma più ancora del buon senso didattico, debbono informare qualsiasi attività di valutazione” (Nota Ministeriale 279/2020).

“Se l’alunno non è subito informato che ha sbagliato, cosa ha sbagliato e perché ha sbagliato, la valutazione si trasforma in un rito sanzionatorio, che nulla ha a che fare con la didattica, qualsiasi sia la forma nella quale è esercitata. Ma la valutazione ha sempre anche un ruolo di valorizzazione, di indicazione di procedere con approfondimenti, con recuperi, consolidamenti, ricerche, in un’ottica di personalizzazione che responsabilizza gli allievi, a maggior ragione in una situazione come questa” (Nota Ministeriale 279/2020).

“Si tratta di affermare il dovere alla valutazione da parte del docente, come competenza propria del profilo professionale, e il diritto alla valutazione dello studente, come elemento indispensabile di verifica dell’attività svolta, di restituzione, di chiarimento, di individuazione delle eventuali lacune, all’interno dei criteri stabiliti da ogni autonomia scolastica, ma assicurando la necessaria flessibilità” (Nota Ministeriale 279/2020).

Il feedback da parte del docente ha un ruolo chiave nel processo di apprendimento dei ragazzi, permette di chiarire dubbi, porta a una partecipazione attiva dei ragazzi, è una spinta motivazionale all’apprendimento e per tanto dovrebbe essere tenuta presente e continuare a essere presente costantemente anche con la didattica a distanza, cosa che purtroppo non sempre avviene.

Dopo questo breve excursus sulla didattica a distanza è comprensibile come il 45,6% delle persone che ha partecipato al nostro questionario l’ha valutata come esperienza negativa, in quanto oltre al carico cognitivo del figlio che segue le lezioni on line si va a strutturare tutto un carico emotivo che unito al periodo di reclusione e isolamento sociale può far portare le persone a dare un giudizio negativo in merito.

Didattica a distanza: opportunità e limiti

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Oltre il 60% dei genitori ha riferito che non è stato difficile spiegare ai propri figli che cosa sta succedendo, mentre meno del 40% ha riscontrato qualche difficoltà. Ma quanto è importante riuscire a dire la verità ai propri figli? Incide sullo sviluppo della relazione genitore figlio? Può avere influenze anche a livello psicologico?

Sicuramente, oltre alla situazione odierna, più di una volta i genitori si sono trovati di fronte a situazioni, dolorose o imbarazzanti, in cui era necessario spiegare la realtà dei fatti. Alle volte, per la paura di ferirli o per avere risultati immediati, qualche genitore avrà sicuramente optato per delle piccole bugie o dei piccoli rimodellamenti della realtà, per poi in seguito rendersi conto che la sincerità è sempre la miglior scelta.

Essere sinceri con i propri figli crea un rapporto di fiducia e di stima reciproca, che non potrà essere leso da niente, e che sarà utile quando i figli attraverseranno l’adolescenza e si affacceranno a mano a mano alla vita adulta. 

Sappiamo che il primo pensiero di un genitore è quello di proteggere il proprio figlio, soprattutto dalla sofferenza, ma non dire la verità non è protezione, perché potrebbe creare dei grossi malintesi e potrebbe minare la relazione genitore figlio.

Spesso un genitore sceglie di non essere sincero o perché ritiene che il bambino sia troppo piccolo per comprendere la situazione o per non “traumatizzarlo”. Frequentemente il genitore crede che il non parlare di sofferenze significhi non manifestarle, ma non è così perché i bambini percepiscono, attraverso il comportamento non verbale, nei genitori o nel sistema familiare che c’è qualcosa che non va e non riuscirà a comprenderne il motivo perché nessuno gli spiega quello che sta accadendo.

Non è assolutamente semplice, ma riuscire ad avere un dialogo aperto e sincero fin dalla tenera età, tenendo sempre presente il carattere e la personalità di ogni singolo bambino, aiuterà a far capire al figlio che può esprimere i propri sentimenti, vissuti, emozioni. 

Dire la verità è una delle sfide più grandi che un genitore debba fare, è importante ricordarsi che ai bambini non va nascosto che si può soffrire, essere arrabbiati o impauriti e non dobbiamo impedirgli di sentire o manifestare queste emozioni.

Imparare ad accettare la verità e affrontare i momenti dolorosi consentirà l’avere maggiori risorse ed energie per poter andare avanti e rinsaldare la nostra autostima.

Come possiamo riuscire a dire la verità? La cosa importante è che per primo il genitore sappia gestire la sua emotività, in questo modo riuscirà a trovare le parole migliori per dialogare con il proprio figlio, se necessario può essere utile prendersi del tempo per poter trovare le parole migliori e più adatte per il nostro figlio/a.

Subito dopo aver spiegato la realtà dei fatti il bambino si dovrà sentire accudito e al sicuro nonostante tutto. In un momento storico come quello che stiamo vivendo è molto importante riuscire a spiegare la realtà dei fatti ai propri figli, che improvvisamente si sono trovati a casa, senza poter andare a scuola dagli amichetti, senza poter correre felici e liberi nei parchi comunali. 

È importante che i bambini sappiano come mai babbo e mamma non vanno a lavoro, come mai i nonni li possono vedere solo attraverso uno schermo, perché le altalene e gli scivoli sono inaccessibili. 

Sicuramente saranno pieni di domande e di paure che dovranno essere mitigate con un dialogo aperto e sincero, come la maggior parte dei nostri intervistati ha riferito di aver fatto. A tal proposito crediamo che possa essere utile un vademecum diffuso dall’Unicef, con dei piccoli suggerimenti su come spiegare ai figli la presenza di questo nemico invisibile.

1) Fare domande esplicite e ascoltare

Inizia incoraggiando tuo figlio a parlare dell’argomento. Cerca di capire quanto ne sia già a conoscenza e orientati in base a questo. Se il bambino è particolarmente piccolo e sa poco della pandemia, non occorre necessariamente sollevare la questione: puoi semplicemente cogliere l’occasione per ricordargli/le di praticare una corretta igiene personale, senza innescare nuovi timori. Assicurati che sia consapevole di trovarsi in un ambiente protetto e di poter parlare liberamente. Disegnare, raccontare storie ed altre attività possono aiutare ad aprire la discussione.  È importante però non minimizzare e ascoltare le sue preoccupazioni. Assicurati di riconoscere le sue emozioni e rassicurarlo sul fatto che è naturale essere spaventati da situazioni di questo genere. Dimostrargli che lo ascolti, offrendo la tua piena attenzione, e fai in modo che sia ben cosciente di poter parlare con te e con i suoi insegnanti, qualora lo desideri.

2) Essere sinceri

Spiega la verità in un modo “a misura di bambino”. I bambini hanno il diritto di essere adeguatamente informati su ciò che avviene nel mondo e, allo stesso tempo, è responsabilità degli adulti proteggerli dall’angoscia. È quindi opportuno usare un linguaggio appropriato rispetto alla sua età, osservarne le modalità di reazione ed essere sensibili al livello di ansia raggiunto. Se non sei in grado di rispondere alle sue domande, non improvvisare. Piuttosto, sfrutta questa occasione per cercare insieme a lui/lei delle risposte. I siti di organizzazioni internazionali come UNICEF o Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono ottime fonti di informazione. Spiega a tuo figlio/a che non tutte le informazioni reperibili su Internet sono corrette, e che la cosa migliore è affidarsi a quello che dicono gli esperti.

3) Insegna come proteggere se stessi e i propri amici

Uno dei modi più efficaci per proteggere i bambini dal contrarre il coronavirus (e altre malattie infettive) è semplicemente invitarli a lavarsi le mani regolarmente. Non occorre attivare una conversazione che lo spaventi. Spiegagli che è meglio non avvicinarsi troppo a persone che mostrano sintomi come tosse o raffreddore, e chiedigli di comunicare immediatamente qualora dovesse iniziare a percepire febbre, tosse o qualche difficoltà a respirare.

4) Offri rassicurazione

Vedendo costantemente immagini preoccupanti in TV o sul web, può capitare di avere la percezione che la minaccia sia presente ovunque intorno a noi. I bambini possono non essere in grado di distinguere la realtà virtuale dalla realtà fattuale, e quindi credere di trovarsi in una condizione di pericolo imminente. Puoi aiutare tuo figlio a gestire lo stress offrendogli l’opportunità di rilassarsi e giocare, quando possibile. Cerca di mantenere il più possibile invariata la sua routine quotidiana, in particolare prima di andare a dormire, o aiutali a creare nuove routine nel suo ambiente domestico. Se vivi in una “zona rossa” ricorda a tuo figlio/a che restando in casa ha scarsissime probabilità di contrarre il virus, che molte persone che lo hanno contratto non si ammalano gravemente, e che molti adulti stanno lavorando strenuamente per proteggere la tua famiglia. Se si sente poco bene, spiegagli che è importante rimanere a casa – o eventualmente recarsi in ospedale – per il suo bene e quello dei suoi amici. Rassicuralo sul fatto che sai benissimo quanto rimanere in casa possa essere difficile, a volte noioso e stressante, ma che attenersi alle regole è l’unico modo per mantenerci tutti al sicuro.

5) Assicurati che sia vittima (o artefice) di stigmatizzazione

Questa pandemia ha causato numerosi casi di discriminazione razziale in tutto il mondo, quindi è importante assicurarsi che i propri figli né la subiscano né contribuiscano ad azioni di bullismo e cyberbullismo. Spiega loro che il coronavirus non ha nulla a che fare con l’aspetto di una persona, il suo paese di provenienza o la lingua che parla. Se sono stati insultati o bullizzati a scuola, devono sentirsi a proprio agio nel confidarsi con un adulto di cui si fidano. Ricorda ai tuoi figli che tutti meritano di essere al sicuro nel proprio ambiente scolastico. Il bullismo è sempre sbagliato e ognuno di noi dovrebbe fare del proprio meglio per diffondere la gentilezza e il supporto dell’altro.

6) Cercare aiuto

È importante che i bambini sappiano che le persone si aiutano reciprocamente con atti di bontà e generosità. Condividi con loro le storie di operatori sanitari, scienziati e giovani, tra gli altri, che lavorano senza sosta per fermare l’epidemia e mantenere il più possibile al sicuro la comunità. Può essere di grande conforto per loro sapere che là fuori ci sono persone compassionevoli che sono passate all’azione.

7) Prendersi cura di sé

Puoi aiutare meglio i tuoi figli nel momento in cui sei in grado, prima di tutto tu stesso, di gestire la situazione. I bambini captano le tue reazioni alle notizie, pertanto è di grande aiuto per loro poter constatare che sei calmo e in controllo. Se sei in uno stato di ansia o preoccupazione, prendi del tempo per te stesso e contatta altri membri della famiglia, amici o persone fidate della tua comunità. Prenditi del tempo per fare cose che ti aiutino a rilassarti e recuperare le forze.

8) Chiudere le conversazioni con cura

È importante sapere che in questi casi, non stiamo abbandonando i nostri figli in una condizione di angoscia. Se la conversazione diventa particolarmente complessa e difficile da gestire, cerca di misurare il loro livello di ansia osservando il linguaggio del corpo e l’andamento del respiro, o valutando se il loro tono di voce è lo stesso di sempre. Ricorda ai tuoi figli che possono intraprendere conversazioni difficili con te in qualsiasi momento. Ricorda loro che sei interessato al loro punto di vista, li ascolti e che sei a disposizione qualora siano preoccupati.

Tratto da: www.unicef.it/coronavirus

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Autori: Chiara Paoli, Chiara Di Vanni, Marzia Bartalucci

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