Bambini VS Covid-19 TERZA PARTE

18 maggio 2020

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Il questionario

Dal 27 al 02 maggio 2020 è stato diffuso (tramite WhatsApp e Facebook) il questionario di autovalutazione Bambini VS Covid-19.

L’obiettivo è stato quello di raccogliere informazioni utili a strutturare interventi o consigli concreti di prevenzione e sostegno per i bambini (da 1 a 12 anni).

Il questionario si compone di 4 domande per la raccolta dei dati biografici, 6 domande che chiedono di valutare lo stato di salute dei propri figli, due domande aperte.

In questo quarto articolo, analizzeremo le risposte a una delle due domande aperte.

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Descrizione del campione

Sono stati raccolti 219 questionari.

Il 98% delle persone cha hanno risposto al questionario sono mamme, 3 papà e una nonna.

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Risposte a una delle domande aperte

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Da un’attenta analisi delle 219 risposte date alla domanda “Cosa ti riferisce la/il bambina/o in riferimento a questo periodo? Pensieri, sensazioni, emozioni, immagini… ” è emerso che nel 50% dei casi i bambini esprimono paura per il del virus e/o lamentano la presenza di pensieri negativi e instabilità emotiva.

All’interno di questa categoria di risposte si evidenzia chiaramente la percezione della pericolosità del virus e dei comportamenti adottati per evitare il contagio (distanziamento sociale e mascherine) e il timore di non poter tornare alla vita di prima, in parte delle risposte è chiaramente espressa la paura della perdita dei genitori o di persone care.

Per quanto concerne l’emotività mostrata dai bambini, le risposte mettono in evidenza che le emozioni vissute maggiormente dai bambini in questo periodo sono tristezza e rabbia, inoltre sono molto presenti stanchezza apatia e noia.

Nel 35% delle risposte emerge il desiderio dei bambini di uscire e/o poter tornare alla vita di prima, oltre che la mancanza di nonni, parenti amici e scuola.

Il 9% evidenzia una modalità propositiva da parte dei bambini che apprezzano aspetti dello stare a casa o che si proiettano a quando potranno uscire per fare nuove esperienze o che pensano a come fare per risolvere il “problema virus”.

Il 6% non riferiscono niente in particolare o perché non sono in grado di esprimere un giudizio vista l’età o per la presenza di patologie.

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Prestiamo attenzione al preoccupante dato che il 50% dei bambini esprimono paura, pensieri negativi, instabilità emotiva.

Nei primi mesi di vita il bambino è dotato di un “io primitivo”, che si sviluppa e si struttura attraverso specifiche fasi (tratto da wikipedia):

da 0 a 1 anno lo stadio orale-sensorio si basa sulla qualità del rapporto madre-figlio e sul continuo conflitto tra fiducia e sfiducia;

da 1 a 3 anni di vita lo stadio muscolare-anale-uretrale è fondamentale per l’acquisizione dell’autonomia del bambino; 

dai 4 ai 6 anni lo stadio genitale-locomotore si incentra sul conflitto tra spirito d’iniziativa e senso di colpa;

dai 7 agli 11 anni lo stadio di latenza si basa principalmente sul contrasto tra industriosità e inferiorità. Il bambino inizia ad essere competente e produttivo ma può sentirsi incapace di gestire certe situazioni, potrebbe quindi sentirsi inferiore;

l’adolescenza (12-18 anni) si basa sul dilemma tra identità e confusione dei ruoli, la messa in discussione di ciò che ha fatto nelle fasi precedenti e il consolidamento della propria personalità in base alle esperienze passate

(vedi articoli: vedi articoli covid-19 vs qualità della vita seconda parte e terza parte);

la giovinezza (19-25 anni) è caratterizzata dal conflitto tra intimità e isolamento, strettamente connesso al pieno sviluppo della sessualità del ragazzo (vedi articoli covid-19 vs qualità della vita quinta parte e sesta parte).
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Come interagisce la reclusione con le varie fasi di sviluppo dei nostri bambini?

Fino ai due anni di vita, il fatto di passare molto tempo soltanto con i propri genitori e caregivers può certamente essere positivo per lo sviluppo fisico e di una forte autostima basata su fondamenta affettive solide.

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Compiute le fasi di sviluppo e controllo fisiologico, il bambino inizia la sperimentazione della conoscenza del mondo. Le sue azioni perdono le stereotipie e variano in rapporto alla situazione in cui si trova tramite comportamenti per prove ed errori.

Il bambino inizia a interiorizzare ciò che lo circonda e a dimostrare un pensiero di tipo simbolico su ciò che accade. Inizia ad avere un’idea della relazione di causa ed effetto, e inizia a prevedere o anticipare ciò che sta per succedere. Compie anche qualche piccola imitazione di ciò che vede fare agli adulti.

Quando il bambino inizia a comunicare il pensiero non è ancora del tutto flessibile in quanto non riesce a collegare tra di loro i concetti. Parliamo di un pensiero egocentrico, il bambino vede il mondo solo ed esclusivamente dal suo punto di vista.

E’ importante raccontare cosa sta succedendo, il fatto che l’isolamento è una condizione passeggera e presto il bambino avrà modo di incontrare altri membri della famiglia, altri bambini come lui, insegnati e baby sitter. Raccontare della reale causa e descrivere il presente come l’effetto, la corretta reazione delle persone per evitare di mettersi in pericolo. 

Non è colpa loro quello che sta succedendo e non perderanno mai l’affetto della propria famiglia (questo va verbalizzato in maniera esplicita).

E’ fondamentale dare rassicurazioni in riferimento a quello che succederà.

Non parliamo di un compito facile per gli adulti che, in questa speciale situazione, si trovano loro stessi a dover gestire le proprie insicurezze e paure.

Riuscire a immaginare e rappresentare un domani rassicurante e sicuro, per i nostri bambini, non può essere nocivo ma è fondamentale per evitare di sperimentare sentimenti di ansia e preoccupazione prematuramente.

In questa fase l’uso delle favole è molto utile perché consente al bambino di esprimere emozioni proprie dando voce ad un personaggio del racconto. Questo avviene in maniera spontanea e alle volte è l’unico canale utilizzabile dal bambino per verbalizzare quello che prova. Può succedere anche dopo aver ascoltato la storia e queste sue riflessioni vanno colte con attenzione, vanno accolte e inserite in un contesto di normalità.

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Dai sette anni ai dodici, il bambino esperisce ragionamenti logici e li collega ad azioni concrete. 

Distingue gli oggetti intorno a lui e concepisce l’idea di spazio e tempo.

L’approccio alla socializzazione aiuta il processo di emancipazione dal legame con i genitori che garantisce la costruzione dell’immagine di sé (personalità, gusti, interessi, certezze).

Grazie allo sviluppo della funzione riproduttiva, coadiuvata dalle azioni sociali, muta il rapporto con le persone. Con lo sviluppo degli ormoni i rapporti con l’altro evolvono dall’unicità del campo psichico, al campo dell’attrazione fisica.

Questo comporta la ricerca di un’accettazione intima della propria sessualità, la quale deve affermarsi nella realtà fino ad arrivare al primo rapporto. 

Si acquista la nozione di futuro, decadono le certezze infantili, ci si proietta verso l’avvenire. Periodo, questo, molto delicato per la presenza fisiologici disagi nel vivere il presente e conseguente instabilità emotiva.

In questo periodo storico e in questa fase della vita dei nostri figli, dobbiamo puntare al rinforzo della pazienza e alla gestione della frustrazione. E’ vero, questo avviene in maniera forzata e inevitabilmente prematura. 

L’ansia e la frustrazione che si presentano dai sette ai dodici anni sono diverse da quelle che sperimentiamo da adulti. Entrano a far parte delle basi della narrazione della nostra vita. Forgiano il nostro carattere e determinano la nostra personalità.

La frustrazione è un fattore stressante che mette in circolo l’adrenalina e altre sostanze neurochimiche, le quali possono agire sinergicamente portando a comportamenti impulsivi e aggressivi.

L’ansia è un’emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche (aumento della pressione sanguigna, tachicardia, agitazione, confusione).

I disagi del vivere il presente e l’instabilità emotiva di questo periodo si sommano a quelle fisiologiche che caratterizzano la fase di crescita.

Le privazioni sociali cui siamo stati e siamo sottoposti colpiscono nel vivo la principale necessità di emancipazione oltre che di scoperta e accettazione della propria intima sessualità.

E’ necessario, in questo caso, parlare di quello che si prova. La consapevolezza, il collegamento delle emozioni con la loro causa, vuole essere verbalizzato. 

Gestire il fattore scatenante non è possibile. La mancanza di cui parliamo è necessaria alla salute pubblica e va accettato.

Gli eventuali comportamenti aggressivi o agitati devono avere spazio di sfogo e solo dopo vanno indagate le fonti, le motivazioni scatenanti.

I genitori non si possono sostituire ai coetanei e non posso partecipare al percorso di scoperta della sessualità. Possono far sentire il proprio incondizionato sostegno, il loro indomito affetto e una costante discreta attenzione.

Disponibili ad ascoltare senza giudicare.

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Il periodo che stiamo vivendo alimenta le paure, i pensieri negativi e l’instabilità emotiva tipiche della pubertà. Sia per la situazione reale di mancanza della socialità ma anche per apprensione rispetto al comportamento dei genitori).

Il ruolo dei genitori risulta essere più delicato e impegnativo che in situazioni normali.

Famiglia, rete sociale, istituzioni scolastiche, devono collaborare all’unisono e utilizzare tutta la comprensione possibile.

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A questo quadro si aggiunge l’aggravante della ripresa del lavoro (per i genitori) ma non della riapertura della scuola (per i figli). Questo può innescare la sindrome di abbandono (caratteristiche e prevenzioneperché parliamo di una separazione forzata che avviene in un momento di forte insicurezza e paura.

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Autori: Chiara Di VanniMarzia BartalucciChiara Paoli

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Per info: covid2020.psicologia@gmail.com 

Rimaniamo a vostra disposizione 

Grazie per la collaborazione

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