Bambini VS Covid-19 ULTIMA PARTE

24 maggio 2020

 

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Il questionario

Dal 27 al 02 maggio 2020 è stato diffuso (tramite WhatsApp e Facebook) il questionario di autovalutazione Bambini VS Covid-19.

L’obiettivo è stato quello di raccogliere informazioni utili a strutturare interventi o consigli concreti di prevenzione e sostegno per i bambini (da 1 a 12 anni).

Il questionario si compone di 4 domande per la raccolta dei dati biografici, 6 domande che chiedono di valutare lo stato di salute dei propri figli, due domande aperte.

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Descrizione del campione

Sono stati raccolti 219 questionari.

Il 98% delle persone che hanno risposto al questionario sono mamme, tre papà e una nonna.

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Da un’attenta analisi delle 219 risposte date alla domanda “Come hai spiegato a tuo figlio cosa sta succedendo?” è emerso che la maggioranza dei caregivers ha spiegato ai propri figli in modo reale la situazione che stiamo vivendo. Molti hanno riferito di aver utilizzato la parola “Virus” con i propri figli per far comprendere al meglio il motivo per cui non possono uscire di casa, la scuola è chiusa e non possono recarsi né a casa dagli amici né dai nonni o dagli zii. Alcuni si sono avvalsi di supporti video strutturati appositamente per i bambini, come il video “Covid il Barbaro” oppure “Coronello”, altri hanno utilizzato storie e metafore come “Purtroppo bisogna stare attenti e come un cavaliere dobbiamo indossare le mascherine per combattere il virus e che specialmente quando si tornerà dai nonni dovremmo stare ancora più attenti e che piano piano si tornerà fuori a giocare con gli altri bambini”.

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Andando nel dettaglio delle risposte date dai nostri partecipanti, abbiamo potuto riscontrare che i genitori che si sono avvalsi di video, storie e metafore, per poter spiegare ai propri figli la situazione che si è creata a causa del Covid-19, hanno bambini di età compresa tra 1-4 anni.

È stato riscontrato che bambini di questa età, grazie alla fantasia e all’immaginazione e a un processo cognitivo chiamato euristica della disponibilità (Kaneman e Tversky) riescono a comprendere meglio eventi o oggetti che sono facilmente richiamabili alla mente. 

Per un bambino immaginare qualcosa, ad esempio attraverso storie o metafore, accresce la sua sua disponibilità cognitiva, in pratica, quando i bambini visualizzano stimoli spaventosi (in questo caso il virus) questi diventano accessibili e percepiti come reali.
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Ma che cos’è la fantasia?

La fantasia è l’abilità di vedere le cose in un modo nuovo e inusuale, permette di vedere i problemi da altri punti di vista per arrivare a soluzioni efficaci e nuove (cfr. Lopes, 1993). 

Il bambino, attraverso il pensiero fantasioso, riesce a esprimersi liberamente e a entrare in contatto con il mondo, infatti spesso è attraverso il gioco di fantasia che il bambino diventa creativo e sperimenta nuove realtà, riuscendo in questo modo ad adattarsi ai nuovi eventi. 

Studi recenti (cfr. Bergen, 2002; Bergen, 2013) hanno sottolineato come la fantasia abbia un ruolo cruciale nello sviluppo cognitivo del bambino, che attraverso il gioco fantasioso può rimettere in scena situazioni che lo hanno spaventato o confuso e ridare un senso a queste esperienze.

Per comprendere meglio l’importanza della fantasia e del ruolo del gioco, riportiamo uno studio del 2013 di Liliard: sono stati presentati a due gruppi di bambini un problema e la relativa soluzione, all’interno di due storie differenti. Ad un gruppo venivano presentate storie realistiche, mentre ad altri storie che “sfidavano” le leggi della fisica, come personaggi che volavano o che passavano attraverso i muri. In seguito venivano presentati dei problemi analoghi a quelli delle storie. Questo studio ha evidenziato come la fantasia offrisse una marcia in più: le storie fantastiche stimolavano i bambini a mettere in atto più facilmente la stessa soluzione ad un problema analogo che veniva loro somministrato. 

Alla luce di ciò è comprensibile come una spiegazione reale della situazione “mascherata” da storia fantasiosa possa risultare molto più comprensibile ai bambini sotto i 5/6 anni, come sostiene anche Piaget. I bambini, prima dei 5 anni, sembrano essere più influenzabili dal pensiero magico a causa della loro immaturità cognitiva, questo ci spiega il motivo per cui la maggior parte di chi ha spiegato in modo “fantasioso” ha figli da 1 a 4 anni

Inoltre, i bambini tendono a usare l’immaginazione per affrontare le loro paure. Il fatto che molti genitori abbiano deciso di trasformare un situazione delicata, come quella del Covid-19, in storie di fantomatici virus che devono essere combattuti da cavalieri con la mascherina è in perfetta sintonia con quanto detto fino ad adesso.

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Cos’altro possiamo fare per aiutare i bambini ad affrontare la situazione attuale?

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“Abbiamo bisogno di 4 abbracci al giorno per sopravvivere. Abbiamo bisogno di 8 abbracci al giorno per sostenerci. Di 12 abbracci al giorno per crescere…” (Virginia Satir)

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Sicuramente l’essere riusciti a spiegare al bambino il lockdown e le sue conseguenze è un’ottima cosa, ma ci siamo interrogate su quali altri consigli potervi dare per affrontare gli eventi traumatici. 

Il Child Mind Institute, avvalendosi di esperti in materia, ha pubblicato una guida su come aiutare i bambini ad affrontare gli eventi traumatici. È una guida molto utile, suddivisa per fasce d’età, in modo da poter fornire ai genitori un valido aiuto a cui far riferimento. Ci rendiamo conto che in un momento di difficoltà il compito del genitore si appesantisca ancora di più, ma speriamo che grazie a questi consigli possiate trovare un valido aiuto per il vostro splendido e difficile lavoro (documento integrale).

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Bambini nella fascia d’età 0-2:

I neonati sono molto sensibili, riescono ad avvertire le emozioni dei genitori e a reagire di conseguenza. Quindi un genitore calmo infonde sicurezza al piccolo, che molto probabilmente si comporterà in modo pacato; di conseguenza un genitore ansioso, preoccupato o triste infonde insicurezza e il neonato potrà avere difficoltà a calmarsi, a mangiare, dormirà in modo irregolare e potrebbe mostrarsi poco espansivo.

Ecco qualche consiglio:

  • cercate di mantenere la calma che si traduce con il parlate a vostro figlio con voce rassicurante;
  • rispondete in modo costante ai suoi bisogni, i neonati devono potersi fidare di chi si prende cura di loro così da sviluppare un attaccamento profondo e sano; 
  • continuate ad allattare se lo facevate prima, le voci che dicono che gli eventi scioccanti deteriorano il latte materno, rallentano la crescita del bambino e causano disordini dell’apprendimento non sono fondate;
  • le puerpere dovranno badare ancora di più alla propria salute mangiando sano e bevendo acqua;
    guardate negli occhi il vostro bambino, sorridetegli, toccatelo, alcune ricerche hanno dimostrato che il contatto visivo o fisico e la presenza costante della mamma aiutano il bambino a provare emozioni bilanciate.
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Bambini nella fascia 2-5:

I bambini in questo periodo raggiungono notevoli progressi evolutivi, ma nonostante ciò non dobbiamo mai dimenticarci che comunque dipendono ancora completamente dai genitori. 

Anche loro rispondono alle situazioni in base alle reazioni dei loro genitori: se il genitore si mostrerò calmo e fiducioso si sentiranno più sicuri, di contro un atteggiamento preoccupato e ansioso farà sentire i bambini non al sicuro.

Ecco alcuni suggerimenti su come potersi comportare:

  • rassicurate il bambino, abbracciatelo, coccolatelo e contenetelo il più possibile, ditegli che avrete cura di lui quando si sente triste o spaventato, usate frasi semplici, ad esempio “La mamma è qui”;
  • state attenti a cosa dite, i bambini piccoli ascoltano tutto e intuiscono immediatamente se gli adulti sono preoccupati, interpretano ciò che ascoltano a modo loro o si spaventano senza motivo per cose che semplicemente sono fuori dalla loro comprensione; 
  • mantenere inalterata la routine il più possibile, stabilite e rispettate gli orari per i pasti e per il sonno ogni giorno, se non avete una dimora fissa o se vi siete trasferiti altrove, stabilite nuove abitudini quotidiane, perpetrate quello che avete sempre fatto con i bambini (cantate le vostre canzoncine preferite, dite la preghiera della buonanotte, ecc..);
  • fate sentire la vostra presenza all’ora della nanna. I bambini che hanno subito un trauma, potrebbero mostrare ancora più ansia al momento di dormire. Quando mettete a letto il vostro bambino, passate più tempo del solito con lui: raccontategli una favola o parlategli per qualche minuto in più. Con i più piccoli è indicato anche dormire insieme per un periodo limitato, ma con la promessa che torneranno a dormire da soli a partire da un giorno preciso che stabilirete insieme;
  • non fate sentire i notiziari ai bambini. I più piccoli non hanno una corretta percezione dei fatti e potrebbero non capire che le immagini che vedono non fanno riferimento a fatti che stanno accadendo in quel preciso momento. Non fategli ascoltare nemmeno la radio;
  • spingeteli a esprimere quello che provano. Provate con una domanda semplice: “Come ti senti oggi?” Fate seguire a qualsiasi conversazione sui recenti fatti avvenuti una storia divertente o un’attività da fare insieme, per aiutare i bambini a calmarsi e per rassicurarli;
  • fate raccontare ai vostri figli la storia degli eventi accaduti. Li aiuterà a dare un senso a quello che è successo e a gestire quello che provano a riguardo. Anche il gioco è uno strumento valido per aiutare vostro figlio a capire quanto accaduto e a fargli raccontare quello che è successo a parole sue;
  • disegnate, i bambini piccoli esprimono spesso i propri sentimenti con i disegni. Si tratta di una buona opportunità di fornire loro spiegazioni e rassicurazioni. Per iniziare una discussione, potete commentare un loro disegno;
  • se il bambino si comporta male, potrebbe significare che ha bisogno di maggiori attenzioni. Aiutatelo a dare un nome a quello che prova: Spavento? Rabbia? Tristezza? Ditegli che è normale sentirsi così e mostrategli il modo giusto di comportarsi: “È normale sentirsi arrabbiati, ma non va bene picchiare tua sorella”;
  • coinvolgete i bambini in diverse attività. La distrazione funziona con i bambini di quest’età. Giocate con loro e organizzate incontri con i suoi coetanei;
  • parlate di eventi positivi. Nei momenti più difficili, aiuta molto identificare eventi positivi e mostrare speranza per il futuro: aiuterete il bambino a riprendersi dal trauma. Basta dirgli “Siamo insieme. Io sono qui con te e ci sarò per sempre”. Trovare un lato positivo, aiuterà anche voi genitori a sentirvi meglio.
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Bambini nella fascia 6-11:

I bambini di questa fascia d’età hanno sviluppato la capacità di esprimere al meglio i propri pensieri e sentimenti e a gestire le opportunità in modo più adeguato alla situazione, ma hanno comunque sempre bisogno del conforto e del supporto dei genitori. È buona prassi ascoltarli per poter dimostrare che ci siete, in particolar modo quando succedono eventi che li potrebbero turbare, questo li farà sentire al sicuro.

Ecco alcuni spunti da poter seguire:

  • rassicuratelo e ditegli che è al sicuro. I bambini a questa età trovano rassicurazione nei fatti. Utilizzate parole reali, come uragano, terremoto, inondazione, scossa di assestamento. Per i bambini di questa età, la consapevolezza di quanto è realmente accaduto li consola e riduce le preoccupazioni;
  • cercate di preservare il più possibile la “normalità”. Orari prestabiliti per i pasti e il sonno aiutano i bambini a sentirsi al sicuro. Se non avete una casa o vi siete trasferiti altrove, consolidate nuove abitudini quotidiane e fate intervenire vostro figlio nella scelta di alcuni aspetti, ad esempio la favola da leggere prima di andare a dormire. Questo dà al bambino la sensazione di avere il controllo in un momento di estrema incertezza;
  • evitate che ascoltino i notiziari o leggano i quotidiani. Per i bambini in età scolare, più notizie negative ascoltano o leggono, più saranno preoccupati. I video trasmessi durante il telegiornale enfatizzano gli eventi traumatici: quando i bambini guardano il telegiornale, ascoltano la radio o leggono un quotidiano, cercate di supervisionarli, così potrete parlarne. Evitate che i vostri figli vedano le immagini della tragedia che li ha turbati;
  • dedicate del tempo a parlare con vostro figlio. Ditegli che siete disposti a rispondere alle sue domande, a parlare della sua tristezza e ad ascoltare i suoi dubbi. Per favorire questo tipo di conversazioni, è opportuno scegliere un momento di condivisione familiare (ad esempio il pranzo o la cena) per parlare di quanto sta accadendo a casa o nel luogo in cui vivete. Chiedetegli cosa dicono i suoi coetanei, così da poter correggere eventuali informazioni scorrette;
  • rispondete alle loro domande in modo breve e conciso, ma chiaro e onesto. Quando il bambino vi parla di qualcosa, prima di tutto chiedetegli cosa ne pensa per comprendere fino in fondo quali siano le sue preoccupazioni. Di solito i bambini fanno domande perché sono turbati da un aspetto specifico. Dategli una risposta che li rassicuri. Se non sapete come rispondere a una domanda, ammettetelo sinceramente. Non fate congetture e non ripetete eventuali voci non verificate che avete sentito;
  • stimolate i bambini non inclini a parlare dei loro sentimenti. Avviate una discussione condividendo ciò che sentite voi, dicendo ad esempio che pensate spesso all’evento traumatico, che vi ha fatto paura e che vi svegliate spesso nel cuore della notte per pensarci. Poi chiedetegli come si sente. Facendo così, aiuterete il bambino a capire che non è il solo a preoccuparsi o a provare paura. State tuttavia attenti a non fornire troppi dettagli sulle vostre preoccupazioni;
  • tenete il bambino occupato. È probabile che le attività usuali, come la scuola o gli incontri con i coetanei, siano state interrotte. Suggerite al bambino delle valide alternative e organizzate gruppi di gioco con altri familiari;
  • sedate le preoccupazioni in merito alla sicurezza dei suoi coetanei. Rassicurate il bambino che i genitori dei suoi amici si prendono cura di loro esattamente come voi fate con lui;
  • dite al bambino che il vostro paese o la vostra città si riprenderanno presto. Fategli sapere che le autorità stanno facendo molte cose per garantire la sicurezza di tutti, per ripristinare il servizio elettrico o idrico e che i governi e i vari gruppi della comunità stanno dando il loro apporto, se questo si applica alla vostra situazione;
  • incoraggiate il bambino a dare una mano. Questo lo aiuterà a sentirsi utile e ad avere uno scopo in un momento in cui potrebbe sentirsi indifeso. I bambini più piccolo possono aiutarvi con attività semplici, quelli più grandi possono collaborare a progetti nell’ambito della vostra comunità;
  • ritrovate la speranza. I bambini devono intravedere un futuro per elaborare una tragedia. Apprezzano i dettagli a questa età. Ad esempio, nel caso di un disastro naturale, potreste dirgli che da tutto il mondo stanno arrivando aiuti medici, cibo e acqua, che sono stati costruiti degli ospedali in cui i medici si prendono cura dei malati e che verranno costruite nuove case e nuove scuole per tutti e che la situazione sarà difficile solo per un po’.

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Quindi: garantiamo ai nostri bambini la loro routine, ascoltiamoli, aiutiamoli ad esprimere le loro emozioni, siamo sinceri, prendiamoci cura di noi, coltiviamo un pensiero positivo, stabiliamo dei confini, trascorriamo con loro del tempo piacevole, abbracciamoli spesso, crediamo nelle loro capacità, consentiamogli di fare movimento, favoriamo il più possibile la socializzazione e l’incontro con i coetanei, apprezziamoli nella loro unicità.

Ogni bambino è diverso dall’altro, osserviamo e ascoltiamo attentamente nostro figlio che è diverso anche da noi genitori e dai bambini che siamo stati. Lui ci darà le risposte.

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La preoccupazione dei genitori

Gli eventi traumatici possono colpire noi direttamente o possiamo assistervi, questi eventi (soprattutto quelli che provocano in noi paura e impotenza) possono lasciare conseguenze psicologiche anche a lungo termine.

Tragici eventi come terremoti, inondazioni, attacchi terroristici, guerre, incidenti aerei sono tutte situazioni che generano paura e impotenza in chi le vive o chi le osserva e lasciano effetti sulla salute mentale delle vittime, dei sopravvissuti e delle persone che li circondano.

Tali condizioni di stress incidono in maniera diversa in base al maggiore o minore coinvolgimento della persona all’evento.

L’ISS ha accertato in diversi studi che “soprattutto nel caso dei bambini e degli adolescenti, anche una esposizione mediata, come può essere quella attraverso i media, a fatti che coinvolgono ad esempio il proprio paese o la propria città, possa generare un disturbo post traumatico da stress”.

La diffusione dell’epidemia da Covid-19 ha generato fin da subito confusione, preoccupazione se non addirittura panico; la paura in molti si è insinuata come il virus stesso.

Paura di infettarsi e di essersi infettati, paura per i propri figli, paura per i propri genitori e per la crisi economica che sarebbe potuta arrivare.

Tutto ciò è stato alimentato dalle immagini in TV, dall’aumento dei contagi e dall’incertezza su tempi e sul futuro (Tratto da: www.puntosicuro.it).

Tale esperienza, accompagnata dalla sensazione di impotenza, imprevedibilità e pericolo che l’ha caratterizzata e che la caratterizza tutt’ora, può senza dubbio definirsi evento traumatico, con tutto quello che ne deriva in termini emotivi e di salute mentale. 

In tutto ciò è frequente che un genitore, che ha tra i suoi “compiti” quelli di accudire, prendersi cura, comprendere le emozioni del proprio figlio e prevederne le tappe evolutive, possa sentirsi insicuro o temere che una situazione di questo tipo possa influire in qualche modo sul futuro benessere psicologico dei propri figli.

Certamente ciò che influisce sulla reazione psichica dell’individuo dipende in parte dall’evento stesso e dal grado di esposizione della vittima ma anche dalle caratteristiche di personalità, dalla struttura emotiva e cognitiva, dalla sua storia psichica, medica e familiare. 

Alcuni manifestano brutti pensieri, ricordi o stati d’ansia che si risolvono con il tempo, in altri l’evento traumatico può generare effetti a lungo termine.

Tratto da: ps://www.epicentro.iss.it/stress – https://www.msdmanuals.com/it-it/professionale/disturbi-psichiatrici/ansia-e-disturbi-correlati-allo-stress/disturbo-post-traumatico-da-stress – https://www.ipsico.it/sintomi-cura/trauma-psicologico/

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In questo momento molti stanno attraversando o sentono parlare di “sindrome della capanna”. Questa sindrome in precedenza si era manifestata in America del Nord dove il freddo e lungo inverno porta alla chiusura totale ed emerge successivamente anche in pazienti che dopo lunghi ricoveri abbiano mostrato ansia, paura e insicurezza verso il mondo di prima. 

Tale sindrome, a molti finora sconosciuta proprio per le caratteristiche molto particolari, in questo momento di fine lockdown non è più così sconosciuta, molti sperimentano ansia e timori per un “esterno” sconosciuto e la casa diventa quella “capanna” dove poter stare al sicuro. 

Luogo in cui possiamo scappare, dove abbiamo trovato una nuova routine e dove sappiamo come muoverci a differenza di un “uscire” diverso, un muoversi in un mondo che ci è diventato un pò sconosciuto e dove dobbiamo trovare una nuova modalità. 

Come abbiamo potuto leggere anche negli altri articoli di questa indagine conoscitiva, i momenti di passaggio generano ansia e questo momento di fine lockdown è sicuramente il passaggio a una modalità di vita sconosciuta a tutti, di conseguenza sentimenti come l’ansia, la paura del futuro, il timore di come sarà e delle conseguenze che questa nuova modalità avrà sulle nostre vite diventano sensazioni conosciute a molti.

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Per info: covid2020.psicologia@gmail.com 

Rimaniamo a vostra disposizione

Grazie per la collaborazione

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Di seguito altri articoli:

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