Covid-19 vs Salute analisi dei dati al follow up – PRIMA PARTE

24 maggio 2020

 

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Abbiamo proposto e diffuso il questionario di autovalutazione COVID-19 VS SALUTE da giovedì 26 marzo a martedì 31 marzo 2020, con invito a partecipare a un progetto di ricerca finalizzato a comprendere l’impatto della quarantena e del lavoro emergenziale causato dal Coronavirus sulla salute mentale e la qualità della vita.

– Immagine fornita da Redazione Open

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L’obiettivo è stato quello di scattare una fotografia al nostro stato di benessere per valutare cosa è cambiato nelle nostre abitudini e nel nostro modo di percepire il mondo.

L’indicazione era di rispondere alle domande senza pensarci troppo, facendo riferimento alle ultime due settimane.

Trovi qui i risultati di questa prima indagine.

Lo stesso questionario è stato riproposto da lunedì 04 a sabato 09 maggio 2020 al fine di analizzare i cambiamenti sulla nostra qualità di vita nella fase finale del lockdown.

Il periodo in cui questi secondi dati sono stati raccolti, come in precedenza, vede una distribuzione non omogenea della pandemia in Italia.

Possiamo parlare, ancora, di una gravità maggiore al nord Italia, rispetto al centro e al sud:

– Immagine fornita da Redazione Open

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A livello istituzionale, l’ultimo dpcm risale al 26 aprile 2020 e introduce, a partire dal 4 maggio: la possibilità delle visite ai propri congiunti che vivono nella stessa regione; la riapertura di parchi e giardini pubblici; l’uso obbligatorio della mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico; l’obbligo di rimanere all’interno della propria abitazione per tutti coloro che presentano sintomi legati a sindromi respiratorie e una temperatura corporea superiore ai 37,5 gradi; la possibilità di tornare a effettuare attività motoria e sportiva, individualmente, anche distanti da casa; la possibilità di svolgere celebrazioni funebri; la ristorazione da asporto; la riapertura di diverse attività produttive e industriali.

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Descrizione del campione

Sono stati raccolti 155 questionari, 575 in meno rispetto la precedente somministrazione.

Le modalità di diffusione sono state le medesime per cui possiamo evidenziare un forte minore interesse alla partecipazione.

I soggetti che hanno partecipato, di età compresa tra 18 e 67 anni, sono distribuiti su tutto il territorio italiano, l’84% sono donne:

Sebbene il questionario sia stato presentato in forma anonima, è stato chiesto ai partecipanti il consenso alla partecipazione (il 100% ha dato il consenso).

Il campione è stato suddiviso rispetto alle variabili richieste, ricavando un prospetto che di seguito presentiamo.

È stato chiesto ai partecipanti la regione geografica in cui si trovavano al momento della compilazione e le risposte sono state raggruppate in macro-aree geografiche relative al nord Italia, centro e sud/isole:

Abbiamo chiesto inoltre la situazione lavorativa attuale. Il grafico mostra che la maggior parte dei partecipanti si colloca all’interno dell’area che abbiamo classificato come situazione mista perché composta da studenti, disoccupati, pensionati e chi attende di riprendere il lavoro:

E’ stato chiesto ai partecipanti di indicare lo stato attuale della gestione ed organizzazione del proprio tempo libero. Le risposte sono state raggruppate in due macro categorie, distinguendo tra chi sta riuscendo ad organizzare e gestire il proprio tempo libero e chi ha difficoltà in tal senso. 

Le percentuali indicano un equilibrio nel campione rispetto a questa variabile, risultato che vede una differenza importante con la precedente somministrazione in cui era risultata un’alta percentuale di soggetti che ritenevano di essere riusciti a gestire il proprio tempo libero positivamente:

Abbiamo anche valutato i dati riguardanti gli spazi abitativi. Un dato di misurazione ha riguardato la percezione di adeguatezza dello spazio in cui si vive. Così come nella precedente indagine, la maggior parte dei partecipanti ha ritenuto adeguato lo spazio (48%).

Un’altra misurazione ha verificato lo stato del nucleo abitativo, nello specifico la presenza nella convivenza di persone con bisogni speciali. Solo il 14 % dei partecipanti alla ricerca condividono lo spazio abitativo con anziani e/o persone con disabilità.

Dalle analisi delle frequenze sui principali risultati del questionario emerge, per la maggior parte delle richieste misurate, una sorta di “adattamento” dei risultati. Infatti le percentuali delle risposte sembrano essersi “spostate”, per la maggior parte su “per niente” e “poco”

Rimangono equilibrate tra “poco” e “abbastanza” le percentuali di risposte che riguardano nello specifico le componenti della scala della preoccupazione (preoccupazione della situazione economica e preoccupazione per la salute psico-fisica):

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Anche per l’umore e l’irritabilità resta ancora un’alta percentuale di risposte che va nella direzione più “alta” di criticità:

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Infine, i risultati ci mostrano la permanenza rispetto al cambiamento delle abitudini di tempo passato online. In particolare la maggior parte dei partecipanti dichiara di passare molto più tempo online:

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Analisi dei risultati

«La storia della vita sulla Terra, lo sappiamo, è la storia dell’adattamento all’ambiente. Attraverso una serie di mutazioni e di selezioni, le specie vegetali e animali si sono continuamente adattate all’ambiente in trasformazione, trovando ogni volta le soluzioni giuste per sopravvivere nei climi più diversi. Chi non si adattava si estingueva»

(Piero Angela)

I dati emersi dal follow up evidenziano come ci siamo adattati alla situazione di reclusione sociale.

Apparentemente potrebbe sembrare un’informazione positiva ma, considerando le problematiche emerse nella prima indagine, legate soprattutto all’umore e al sonno, dobbiamo ammettere di esserci abituati a stare peggio?

Cerchiamo di capire cosa si intende per adattamento, quanto piuttosto per aggiustamento, e quali sono i meccanismi alla base di questi processi mentali.

Franz Alexander (uno dei fondatori della medicina psicosomatica e della criminologia psicoanalitica) è stato il primo psicoterapeuta ad aver messo in chiaro che il cambiamento corrisponde al vivere un’esperienza.

Un’esperienza di cambiamento, per essere efficace, è necessario che sia emozionale, che muova le percezioni, le credenze, deve contribuire a cambiare il tono muscolare, la neuro-fisiologia, l’atteggiamento fisico e mentale.

Potremmo dire quindi che tutto questo è successo: le emozioni collegate a questo momento di pericolo e lutto sono state importanti, abbiamo percepito una situazione di allarme nuova e invalidante, le nostre credenze circa le capacità umane di sopravvivenza sono state rimodulate, il tono muscolare è cambiato a seguito della necessaria minore attività (o maggiore per chi ha dovuto lavorare in emergenza), l’atteggiamento fisico e mentale ha fatto i conti con il minor contatto sociale mai sperimentato.

Parlando di adattamento, l’accento viene abitualmente posto sulla capacità che ha l’organismo di adattarsi plasticamente modificandosi alle richieste dell’ambiente; nell’aggiustamento, invece, viene maggiormente posta in evidenza la possibilità che sia l’organismo stesso a modificare l’ambiente sulla base delle proprie necessità.

Si tratta comunque di due processi mutuamente integrati e interdipendenti. 

Nel caso della pandemia covid-19, possiamo parlare di adattamento, ovvero la richiesta di cambiamento arriva dall’ambiente, oppure di aggiustamento, in quanto siamo stati “noi” a cambiare le regole del vivere nell’ambiente sociale?

Il termine adattamento si riferisce sia a condizioni di carattere generale sia a situazioni specifiche (si parla in tal caso di adattamento scolastico, lavorativo, familiare, ecc..).

Alla sua base, secondo un modello proposto dallo psicologo svizzero Jean Piaget e largamente accettato, esisterebbero i due processi di assimilazione e di accomodamento, attraverso i quali gli schemi mentali vengono arricchiti mediante l’incorporazione degli apporti provenienti dall’ambiente (assimilazione) e continuamente modificati per far fronte alle nuove necessità che si presentano (accomodamento). 

L’adattamento viene così inteso in termini di equilibrio tra l’individuo e l’ambiente: l’omeostasi. 

Ed è esattamente quello che siamo stati costretti a fare, ovvero abbiamo cercato di trovare un equilibrio tra quello che abbiamo subito (limitazione della libertà sociale) e quello che siamo (esseri sociali).

Questo concetto ha una sua validità anche in psicologia sociale, in quanto anche i gruppi tendono a esprimere un proprio livello di equilibrio.

Da qui le video conferenze con familiari e amici, un maggior utilizzo di internet quale finestra aperta al mondo, la ricerca di contatto in maniera alternativa.

In psicofisiologia si parla di adattamento negativo quando una stimolazione prolungata e monotona provoca una diminuzione di sensibilità. In questo ultimo caso si parla anche di abituazione ovvero di abituarsi.

Ci siamo dunque abituati ai minori stimoli sociali tanto da accettarne le dannose conseguenze fisiologiche?

Ma soprattutto, cosa possiamo fare per tornare al nostro precedente stato di benessere?

Le parole d’ordine sono: esposizione graduale e riformulazione degli obiettivi.

Vedi i prossimi articoli..

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Sitografia

http://www.sapere.it/enciclopedia/aggiustam%C3%A9nto.html

http://www.sapere.it/enciclopedia/adattam%C3%A9nto+%28psicologia%29.html

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Grazie per la partecipazione

Per info: covid2020.psicologia@gmail.com

Autori: Manuela Crupi, Chiara Di Vanni, Oriana Incognito

#psicologicontrolapaura

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Di seguito altri articoli:

 

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