Umorismo e Disastri: il rapporto il riso e la salute

21 marzo 2020

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Il disastro è una grave sciagura che provoca danni di vaste proporzioni o causa la morte di parecchie persone. Una rovina, un danno irreparabile prodotto da calamità naturali, da interventi dell’uomo sul territorio, dalla guerra, da attentati. Un fatto, avvenimento, anche non calamitoso in sé, che è causa di gravi perdite o danni, anche economici.

L’umorismo è la facoltà, la capacità e il fatto stesso di percepire, esprimere e rappresentare gli aspetti più curiosi, incongruenti e comunque divertenti della realtà che possono suscitare il riso e il sorriso, con umana partecipazione, comprensione e simpatia (non per solo divertimento e piacere intellettuale o per aspro risentimento morale, che sono i caratteri specifici, rispettivamente, della comicità, dell’arguzia e della satira)1.

Cercare di coniugare due aspetti della vita così apparentemente antitetici, agli occhi del profano o della persona poco attenta, può sembrare cinico.

Il disastro si trascina dietro inevitabilmente dolore, sofferenza e quindi tristezza, contrariamente all’umorismo che suscita il sorriso, non adatto in queste circostanze.

Angoscia da un lato, spensieratezza dall’altro.

Viene pertanto da chiedersi se un sano e assennato umorismo possa contribuire a lenire la sofferenza senza entrare nell’intimo, invadendolo, e senza distruggere alcune radicate certezze, o se si può curare il patimento interpretando con indulgenza e comprensione gli aspetti della vita umana che suscitano il sorriso.

Rischiamo di rimuovere la sofferenza con un antidoto che nel tempo si ritorcerà contro?

Domande grevi e opprimenti ma che trovano una risposta positiva.

Un sano, pacato e finalizzato umorismo può aiutare a cicatrizzare una ferita, come la sofferenza, non utopisticamente cercando di cancellarla ma concretamente imparando a “conviverci” in modo da trovare sollievo in una triste situazione senza il rischio deleterio di una ricaduta.

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Come?

La gelotologia, o comicoterapia, è la disciplina che studia la relazione tra il fenomeno del ridere e la salute.

Questa modalità di prevenzione e terapia, che trova la sua massima espressioni negli USA, prende le mosse da studi di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia.

Chi si serve della comicoterapia, tende a ricercare e sperimentare modalità relazionali che, coinvolgendo positivamente l’emotivo della persona attraverso complessi meccanismi neuroendocrini, ne migliorino l’equilibrio immunitario e le abilità psicorelazionali.

Nell’ambito di una struttura comunitaria, come ad esempio un ospedale o un servizio territoriale, l’approccio gelotologico, incide profondamente sulle aspettative, sulle motivazioni e sui vissuti del personale e dei degenti, ed è così in grado di migliorare l’efficienza complessiva della struttura e soprattutto di umanizzare la comunità.

In molti ospedali di vari paesi, diversi medici hanno adottato varie forme di comicoterapia.

Alcuni ospedali hanno introdotto i clown nelle corsie pediatriche, altri hanno creato delle mini biblioteche comiche itineranti, altri ancora hanno organizzato corsi di formazione all’uso dell’umorismo.

Attraverso l’uso dell’umorismo, si attenua la distanza tra gli operatori sanitari e i pazienti, aiutandoli a sopportare meglio lo stress legato al carico di lavoro e di dolore.

I dati di quattro ricerche (riportate alla fine dell’articolo) evidenziano come, anche solo guardare un filmato dai contenuti comici senza necessariamente ridere, riduce la percezione del dolore. Se in aggiunta si ride, l’atto del ridere potenzia l’effetto cognitivo esilarante del semplice guardare il video, ed innalza maggiormente la soglia del dolore.

Per tanto si arriva alla conclusione che, ridere è un ottimo analgesico naturale, ma se proprio non ci si riesce, guardare materiale comico è già sufficiente.

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A questo punto, sembra quasi indispensabile chiedersi: quali sono i meccanismi fisiologici che legano l’umorismo alla percezione del dolore?

Francescato (2003: p. 161), ne individua due:

  • la vasocostrizione, facilitata dalla commedia, riducendo il flusso di sangue alla pelle, diminuisce la sensibilità dei recettori cutanei e i soggetti risultano meno sensibili al dolore. Inoltre, il rilassamento muscolare causato dalle risate, contribuisce ad attenuare la sensazione di dolore;
  • guardare materiale ritenuto buffo o coinvolgente attiva meccanismi cognitivi affettivi intensi, provocando attività elettrica nel cervello simile a quella che si riscontra quando si percepisce un’incongruenza cognitiva e si cerca di risolverla. La presentazione di stimoli buffi, specie se seguiti da risate, attiva i processi cognitivi interessati alla risoluzione di problemi distogliendo, così, l’attenzione del soggetto dal dolore.

Una grassa risata migliora l’equilibrio tra sistema simpatico e sistema parasimpatico, distende la muscolatura volontaria e involontaria e riossigena l’organismo, così che la mente e le emozioni subiscono una sorta di risveglio in grado di restituire la voglia di vivere e, di conseguenza il soggetto, rende di più nel lavoro, nello studio, nello sport (Fioravanti, Spina, 1999: p. 30).

Ridere, infatti, provoca l’aumento di produzione del cortisolo, di cellule killer e di cellule T, atte a stimolare endorfine antidolorifiche (Pulcini, Di Giacomo, 2000: p. 12).

Persino Shakespeare, nella sua famosa opera La bisbetica domata, sostiene che il riso dona salute: «E predisponi il tuo spirito all’ilarità e all’allegria che sbarrano la via a mille danni e allungano la vita»; mentre Tommaso Moro era solito pregare perché il Signore gli concedesse «la grazia di un po’ di umorismo, onde poter scoprire nella vita un po’ di gioia e poterne far partecipi anche gli altri» (citt. in Francescato, 2003: p. 136).

A prova di ciò, possiamo sottolineare il fatto che lo stress, provocato da stati emotivi quali collera, ansia o impazienza, genera reazioni considerate dannose (quali: sovralimentarsi, bere, fumare, buttarsi sul lavoro ecc.), che possono essere sostituite dall’uso dell’umorismo.

A livello cognitivo, la capacità di godere dell’umorismo, è un meccanismo che potenzia l’abilità umana di analizzare una situazione complessa o negativa, trovando significati multipli negli stimoli.

Per concludere è possibile affermare che: il rapporto tra riso e salute è direttamente proporzionale e, di conseguenza, data l’importanza che riveste la salute nella vita di ognuno, l’umorismo è da considerare una risorsa umana molto importante ma, purtroppo, sottovalutata; infatti, mentre si potrebbero riempire scaffali di libri sulla sofferenza e sul dolore, pochissimo spazio occupano i saggi sul ridere.

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1 Entrambe le definizioni sono tratte dal dizionario Treccani. 
Le immagini sono state selezionate dal materiale on line durante il mese di marzo 2020

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Di seguito quattro ricerche empiriche in grado di dimostrare la proprietà analgesiche dell’umorismo (tratte da Francescato 2003).

1) Nel 1986 Silverman (p. 159) sottopone, per tre giorni consecutivi, un gruppo di anziani, che regolarmente prendevano antidolorifici per vari disturbi cronici, alla visione di un video della durata di venti minuti; metà degli anziani guardarono un dramma, l’altra metà una commedia brillante.

Paragonando i due gruppi i ricercatori hanno avuto modo di constatare come, a differenza degli anziani che avevano visto il dramma, gli anziani sottoposti alla visione della commedia hanno notevolmente ridotto le richieste di farmaci antidolorifici, ed hanno mostrato sentimenti più positivi verso la vita quotidiana.

2) Soltanto un anno dopo, Rosemary Cogan (pp. 159-160), ha effettuato una ricerca per studiare l’effetto prodotto dalla visione di materiale umoristico.

L’esperimento, portato avanti su quattro gruppi di studenti, si articola in due parti: durante la prima parte un gruppo è stato sottoposto all’ascolto di un’audiocassetta comica, un secondo gruppo un’audiocassetta di rilassamento, il terzo una storia neutrale, il quarto non ha ascoltato nulla (gruppo di controllo); nella seconda parte dell’esperimento gli studenti sono stati sottoposti ad una prova di tolleranza del dolore, effettuata con un apparecchio per misurare la pressione, gonfiando il bracciale fino a che il soggetto non avesse comunicato di provare fastidio.

I ragazzi sottoposti all’ascolto dell’audiocassetta comica, alzarono la loro soglia di percezione del dolore più di tutti.

3) Zillmann e colleghi (p. 238), al fine di approfondire i risultati raggiunti dalla Cogan, hanno diviso un gruppo di studenti in cinque sottogruppi: il primo ha guardato un video di barzellette, il secondo un episodio di un serial tv comico, il terzo un dramma, il quarto istruzioni per l’uso di un gadget e il quinto una tragedia.

La visione del video di barzellette e dell’episodio del serial tv comico, hanno avuto come effetto quello di alzare la soglia della tolleranza al dolore, anche se, in misura ridotta rispetto alla soglia di tolleranza raggiunta dagli studenti della Cogan (che aveva escluso coloro che non avevano riso), ma tuttavia in misura maggiore rispetto a coloro che avevano osservato il video drammatico o quello informativo.

4) Un’ulteriore indagine (p. 238) è stata effettuata utilizzando il metodo dell’acqua gelata: alcuni studenti, divisi in tre gruppi, hanno tenuto una mano nell’acqua a una temperatura di 2 gradi sotto zero mentre guardavano rispettivamente un video comico, un documentario e nessun filmato.

I risultati dell’esperimento sono molto chiari ed esplicativi: rimasero più a lungo con la mano nell’acqua gelida, i soggetti che stavano guardando il video comico, che avevano riso e quelli che si sono dimostrati più creativi nel ridere e nel percepire stimoli comici (persino nel documentario).

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Tratto da:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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