Qualità della vita ed emergenza covid-19 analisi del cambiamento – TERZA PARTE

8 aprile 2020

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L’analisi del fattore cambiamento, di cui discuteremo in questo articolo, valuta la qualità del sonno, l’alimentazione, le capacità di concentrazione, la memoria, il tempo trascorso on-line.

Abbiamo selezionato questi fattori perché rappresentano bisogni fisiologici e capacità cognitive fondamentali per il nostro benessere. Il tempo trascorso on-line rappresenta un possibile cambiamento comportamentale.

I ricercatori americani Don Kelley e Daryl Conner (1970), notarono che molti degli individui che avevano affrontato un cambiamento volontario, si erano ritrovati ad attraversare 5 fasi, e in ognuna di queste fasi avevano vissuto un preciso stato emotivo.

Da qui nacque il nome “Ciclo Emotivo del Cambiamento”, denominazione utilizzata per la prima volta dai due ricercatori nell’Annual Handbook for Group Facilitators del 1979.

Questo “strumento” ci permette di conoscere gli ostacoli che incontreremo e gli stati d’animo che proveremo durante il percorso di cambiamento.

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Vediamo qual è l’atteggiamento mentale da avere e le azioni concrete da portare avanti nelle singole fasi.

Ottimismo ingiustificato

Quando veniamo travolti dall’entusiasmo di iniziare un nuovo percorso e raggiungere un nuovo obiettivo, potremmo essere pervasi da un senso di invincibilità. Tutto ci appare possibile, la nostra motivazione è ai massimi livelli.

Questa fase purtroppo non dura ma in questi primi giorni abbiamo l’occasione per porre le fondamenta del nostro successo.

Due consigli: mettere per iscritto una lista dei benefici che ci aspettiamo di ottenere al fine di ricordare l’entusiasmo, nei momenti di difficoltà; partire in modo graduale, al di sotto di quelle che crediamo siano le nostre possibilità e focalizzarci sulla costanza.

Pessimismo giustificato

Dopo pochi giorni (o poche settimane) dall’inizio del nostro percorso di cambiamento le difficoltà che incontriamo aumentano, la nostra frustrazione e l’assenza di risultati tangibili ci porta a mettere in dubbio l’impegno che abbiamo preso con noi stessi.

Non potendo più contare sulla sola disciplina personale, dobbiamo affidarci alla “forza di volontà estesa”.

Realismo incoraggiante

Come dimostrato da Kelley e Conner, gli individui che superano la fase del pessimismo giustificato, instaurano dei meccanismi di realismo incoraggiante.

Dobbiamo riportare la nostra attenzione solo e soltanto verso l’obiettivo della giornata, darci una data di scadenza e una data in cui valutare i progressi fatti.

Concentrarci esclusivamente sul prossimo “gradino”, ci aiuterà a mettere da parte il pessimismo e a sviluppare un atteggiamento di speranza.

Ottimismo giustificato

Se rimaniamo focalizzati sulle singole azioni quotidiane per un periodo sufficientemente lungo (generalmente 90 giorni), i progressi saranno sempre più visibili, avremo piena fiducia nel percorso scelto e sapremo perfettamente come affrontare qualsiasi nuovo ostacolo.

Sarà utile stabilizzare i risultati ottenuti mettendoli a disposizione di chi sta affrontando un cambiamento simile. Spronare questa persona nei momenti di maggiore stallo e difficoltà, dimostrarle che è possibile ottenere un cambiamento profondo e duraturo.

Cambiamento

Quando il cambiamento sarà raggiunto, dobbiamo premiarci, riconoscere i nostri meriti, celebrare il traguardo. Dobbiamo comunicare al nostro cervello che quello che siamo riusciti a fare è stato grandioso. Solo così instaureremo quel circolo virtuoso che ci porterà a raggiungere mete sempre più ambiziose (Tratto da: Andrea Giuliodori, 2019 (1).

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Ogni tipo di cambiamento comporta una dose di ansia, intrinseca alla rottura momentanea dell’equilibrio esistente. Spesso si tende a procrastinare (rimanendo incastrati nella seconda fase) proprio per paura di abbandonare le rassicuranti situazioni che conosciamo, i contesti prevedibili e le azioni abitudinarie (2).

Cosa succede quando il cambiamento è obbligato, quando non c’è via di fuga, non c’è alternativa se non adeguarsi alle nuove condizioni dettate da una situazione di emergenza? Quando la mole di informazioni è straordinariamente abbondante? Quando l’ansia diventa uno stato che perdura, si stabilizza o che aumenta giorno dopo giorno perché la situazione che impone il cambiamento si protrae fino a tempo indefinito?

I sintomi fisici dell’ansia spesso spaventano e generano circoli viziosi. Tuttavia essi dipendono dal fatto che, ipotizzando di trovarsi in una situazione di pericolo, l’organismo in ansia ha bisogno della massima energia muscolare a disposizione per poter scappare o attaccare, scongiurando il pericolo e dando priorità assoluta alla possibilità di sopravvivenza (3).

In questo specifico momento di pandemia, per la gestione dell’ansia, è importante: selezionare le fonti da cui prendiamo le informazioni che andrebbero consultate non più di due volte al giorno; proteggere il nostro spazio personale, il privato, i momenti di solitudine anche se viviamo con altre persone o con la nostra famiglia; riempire il tempo libero con attività in grado di assorbire la nostra attenzione, e quindi, di distrarci per buona parte del tempo; mantenere un dialogo interiore onesto e sincero con noi stessi al fine di distinguere e riconoscere le nostre emozioni e reazioni; capire se preferiamo momenti di condivisione e compagnia, anche on-line, o se piuttosto stiamo meglio da soli. Accettare e comprendere che il cambiamento, in questo momento, è necessario anche se deprivante, destabilizzante e ansiogeno.

Non possiamo sapere oggi se finita l’emergenza torneremo esattamente come prima, sia a livello personale che rispetto alle abitudini e ai comportamenti. Per questo motivo non possiamo fare altro se non aspettare e valutare, senza timore. Rimarremo sempre noi stessi ma è inverosimile pensare che non ci saranno ripercussioni.

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INDAGINE

I risultati dell’indagine sono stati divisi in sette articoli.

In questo terzo articolo indagheremo l’effetto delle variabili individuali sul fattore cambiamento.

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Partecipanti

Hanno partecipato alla ricerca 716 soggetti, di età compresa tra 11 e 71 anni (età media= 38.64). Per la descrizione del campione e la distribuzione delle risposte si rimanda al primo articolo.

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Procedura e strumento 

Il questionario somministrato ha portato alla costruzione di tre scale sottostanti il costrutto di stress percepito: Scala preoccupazione, Scala Cambiamento e Scala Stato emotivo.

Di seguito analizziamo i risultati della scala cambiamento, che comprende la valutazione degli item legati alla qualità del sonno, le capacità di concentrazione, le abitudine alimentari, la memoria, il tempo trascorso on line. 
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Risultati e discussioni

Per indagare se e come le variabili individuali (genere, età, tempo libero, situazione lavorativa, percezione dell’adeguatezza dello spazio abitativo, regione, composizione del nucleo abitativo) influenzano il percorso di cambiamento subito, abbiamo utilizzato test statistici che ci hanno permesso di misurare la relazione tra le variabili e le eventuali differenze tra i gruppi.

I risultati mostrano che le variabili individuali che hanno avuto maggior peso nella modificazione delle abitudini dell’individuo sono state: età, situazione lavorativa, gestione e organizzazione del tempo libero.

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Cambiamento vs età

I giovani sono più soggetti al cambiamento.

I risultati mostrano che l’età è un fattore di forte influenza sui punteggi del cambiamento. Nello specifico, al diminuire dell’età aumenta il cambiamento.

Per verificarne le differenze, i partecipanti sono stati suddivisi in 3 gruppi: 11-23 anni; 24-40 anni; 41-74 anni (vedi grafico cambiamento vs età).

Per il fattore cambiamento, i punteggi del gruppo di età più giovane sono significativamente più alti degli altri due gruppi. Si apprezza anche una differenza significativa tra il gruppo di mezzo e il gruppo di età superiori, dove i primi subiscono maggiori cambiamenti rispetto ai secondi.

Quanto emerso dai dati potrebbe essere interpretato alla luce dell’attuale, improvvisa, imposta, mancanza di varietà degli spazi e dalla riduzione della libertà.

Come già discusso nel secondo articolo la fase adolescenziale rappresenta un momento particolarmente delicato durante il quale, uscire, frequentare il gruppo dei pari, confrontarsi a scuola, andare in palestra o praticare uno sport, sono routine indispensabili per un sano sviluppo.

Ritrovarsi costretti a vivere le giornate quasi interamente nella propria camera, in quattro mura (se si ha la fortuna di avere una stanza singola) che rappresentano lo spazio per lo studio, per lo svago, per il riposo, per lo sport, per la socializzazione.. presuppone altissime capacità di adattamento e di resilienza che richiedono tempo per poter essere espresse ed organizzate. 

L’età dell’adolescenza è caratterizzata dalla istintualità. Istintualità che si spiega attraverso il non totale sviluppo dei lobi frontali, i quali ci consentono di avere maggiori abilità meta-cognitive e di riflessione sul proprio agire e sentire (G. Cavalli. 2007). 

I più giovani fanno fatica a rispettare le regole e a comprenderne il significato. Una comunicazione efficace e sincera, così come un apprendimento per imitazione, risultano le strategie più efficaci per comunicare con loro. Oggi sempre di più.

Questo si rende necessario perché per i giovani, rimanere in casa implica un sacrificio maggiore rispetto alle altre fasce d’età. Un sacrificio al quale mal si adattano, mostrando maggiori necessità di cambiamento.

Tutto questo potrebbe far leva sulla difficoltà di espressione del vissuto emotivo, della propria fragilità e vulnerabilità le quali, se non ascoltate, possono trasformarsi in un disturbo psicosomatico, depressione, apatia/iperattività.

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Cambiamento vs tempo libero

Chi è riuscito a riorganizzare il proprio tempo libero, è soggetto a minor cambiamento.

Anche per la scala del cambiamento, la gestione del tempo libero risulta essere una variabile di impatto. 

Nello specifico sono state trovate differenze statisticamente significative tra chi è riuscito a gestire ed organizzare il proprio tempo libero e chi no. In particolare, questi ultimi hanno ottenuto punteggi significativamente più alti in termini di cambiamento (vedi grafico cambiamento vs tempo libero).

Il nostro tempo è scandito dal Kronos (il tempo delle regole, dell’orologio, delle prestazioni) e dal Kairos (il tempo delle passioni, delle emozioni, un tempo dilatato in cui perdiamo di vista le ore per come le concepiamo solitamente). L’ideale sarebbe riuscire a mantenere un buon equilibrio tra queste due esperienze temporali (A. Lo Iacono, P. Milazzo, 2007).

Il Kronos consente di organizzarci, di programmare gli obiettivi e raggiungere le mete che ci eravamo prefissati. Il Kairos ci ricorda che senza la passione, senza la pancia, la vita perderebbe del suo valore (Martins, J. et all. 2012.) 

In questa attuale situazione di emergenza appare evidente come ci sia stato un ribaltamento delle due esperienze temporali. Siamo costantemente nel Kairos, tempo presente. Le giornate ci sembrano più lunghe, non riusciamo a tenere a mente che giorno è della settimana se non addirittura il mese, ci chiediamo da quanto tempo siamo chiusi in casa, una settimana, due, un mese. 

E’ chiaro, il nostro tempo si è dilatato e viene a mancare il Kronos. 

Questo non avviene per tutti, ma ognuno di noi è esposto alla difficoltà di organizzare e gestire il proprio tempo in questo presente continuo. Le persone più vulnerabili rispetto alla progettazione del proprio futuro, possono mostrare maggiori difficoltà nella organizzazione e gestione di un presente continuo. 

Inoltre, tutte quelle persone che hanno difficoltà nel “fermarsi”, rilassarsi, prendere fiato, rallentare, oggi, possono presentare maggiori difficoltà nel riorganizzare i propri spazi e la propria routine. 

In questo momento non si può “scappare” e spesso, laddove si hanno difficoltà ad ascoltarsi, ancora una volta è il corpo che parla (somatizzazione).
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Cambiamento vs situazione lavorativa

Chi continua a lavorare con la solita modalità (non in ambito sanitario) è meno soggetto al cambiamento.

La situazione lavorativa risulta influenzare in modo significativo il cambiamento. I risultati evidenziano che i lavoratori attivi in settori non sanitari, hanno subito minori cambiamenti rispetto a chi lavora online con meno intensità e agli studenti, disoccupati, in attesa.

Inoltre, differenze significative si riscontrano anche tra chi continua a lavorare on-line con la stessa intensità e gli studenti, disoccupati, pensionati, in attesa, chi lavora on-line con minore intensità. In particolare, si evidenzia che il primo gruppo subisce cambiamenti significativamente minori rispetto agli altri gruppi (vedi grafico cambiamento vs lavoro).

Questo dato può essere spiegato dallo stato di precarietà, impossibilità nel prevedere ed organizzare il proprio futuro, paura di perdere il lavoro o di non trovarlo (R. Reguillo,2013). Timori attualmente giustificati e comprensibili i quali, purtroppo, rischiano di trasformarsi in pensieri fissi o in disagi di natura psicosomatica. 

I lavoratori che hanno dovuto approcciarsi a diverse forme di lavoro, lo smart working, risultano più colpiti dal cambiamento. Possiamo interpretare questo dato alla luce delle limitazioni, difficoltà e necessità di riorganizzare il lavoro per renderlo fruibile (Balducci, C. Fraccaroli, F. 2019).

Molto spesso con una mole di lavoro aggiuntiva off-line per familiarizzare con il sistema. Alle volte in una stanza, e/o con un PC, condivisi. Tutto questo avviene nello stesso posto dove viviamo gran parte della giornata, dove lavoriamo, mangiamo, dormiamo e gestiamo il tempo libero.

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Il gruppo che rappresenta le persone che lavorano in ambito sanitario, merita una approfondita analisi supportata dalla necessità di un follow-up (che proporremo nei prossimi articoli).

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Autori

Dr.ssa Oriana Incognito – Psicologa Ordine Regione Siciliana n. 7765-A

Dr.ssa Manuela Crupi – Psicologa Ordine della Toscana n. 7918 -A

Dr.ssa Chiara Di Vanni – Psicologo e Psicoterapeuta Ordine Toscana 5432
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Bibliografia

Lo Iacono, P. Milazzo. 2007. La sala degli specchi: comunicazione e psicologia gruppale. Strumenti di lavoro per la comunicazione e di gruppo in ambito psicoterapeutico e psicosociale. Franco Angeli s.r.l. Milano

Balducci, C., Fraccaroli, F. 2019. Stress lavoro-correlato: questioni aperte e direzioni future. Giornale italiano di psicologia. pp. 39-66

Cavalli, G., Sempio, O. L., Marchetti, A. 2007. Teoria delle Mente, Metacognizione, Emozioni, Affetti: Quali legami?. Ricerca Psicoanalitica, Anno XVIII, n. 3, pp. 347-370

Martins, J., Aquino, C., Sabóia, I., & Pinheiro, A. (2012). De Kairós a Kronos: metamorfoses do trabalho na linha do tempo. Cadernos De Psicologia Social Do Trabalho, 15(2), 219-228. 

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Sitografia

(1)https://www.efficacemente.com/crescita-personale/cambiamento/

(2)https://www.stateofmind.it/2018/02/abitudini-comportamenti-automatici/ 

(3)https://www.ipsico.it/sintomi-cura/ansia/ 

http://www.cultura.va/content/cultura/it/plenarie/2013-giovani/input/reguillo.pdf

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Di seguito altri articoli:

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